Sondaggi, il sorpasso del Pd sul M5s. Ma ora è la Lega in affanno

Focus

Swg, Zingaretti al 22,5 contro di Maio al 21,8. E Salvini non sfonda più: troppo litigioso?

Secondo Swg, nel sondaggio commissionato per il TgLa7, il Pd supera il M5s e diventa il secondo partito dietro la Lega. Che a sua volta mostra qualche affanno, certificato anche da Techné. Forse per la prima volta in modo così chiaro, i due partiti di governo arretrano: per i grillini è un trend che perdura da tempo, sebbene negli ultimi temi vi fosse stato qualche cenno di ripresa. Ma ecco la tabella Swg.

In leggera discesa la Sinistra, data al 3,1 per cento, +Europa al 2,9, Europa Verde all’1,5 per cento.

Scenario simile per Tecné, secondo cui però nel testa a testa fra M5S e Pd sarebbe ancora il Movimento a prevalere. La Lega è sempre in testa con il 31,2 per cento, ma in leggero calo rispetto una settimana fa. Anche i 5S scendono di 0,3 punti, al 22,3. Il Pd invece sale al 21,4 (+0,8), come pure Forza Italia al 12,2. Guadagna qualcosa anche Fratelli d’Italia, che schizza al 5,2 per cento.

Perché cala la Lega?

Sempre in grande spolvero, beninteso, il partito di Salvini – dato dall’Ipsos solo qualche settimana fa addirittura al 37% – non supererebbe di moltissimo il 30%. Un ottimo risultato rispetto alle politiche dell’anno scorso, nessuno lo nega: ma forse non abbagliante come quello sperato dai suoi dirigenti. Può darsi che la super-aggressività di Salvini, il suo protagonismo esasperato, la sua litigiosità con Di Maio, insieme alla “fuga” dal processo per la vicenda Diciotti o a certe frasi sul 25 aprile, ecco, può essere tutto questo non gli abbia giovato. Da ultimo, ci si sono messe anche varie questioni giudiziarie (ne abbiamo scritto qui). Potremmo dunque assistere al paradosso di un leader cresciuto grazie alla sua forza e indebolitosi poi proprio per un “eccesso” di forza. Inoltre, è possibile che anche la Lega stia pagando un qualche prezzo per l’insoddisfazione degli italiani per gli scarsi risultati dell’azione di governo, specie in campo economico, a partire dall’occupazione per finire al fisco.

Perché cala il M5s?

Da tempo, le ragioni della crisi politica del Movimento Cinque Stelle sono state analizzate più volte. Certo è che negli ultimi mesi le cose per Di Maio si sono messe al peggio, dando l’idea di un partito progressivamente “cannibalizzato” dalla Lega, via via soccombente nelle varie tornate regionali e amministrative (da ultimo in Sicilia), in difficoltà sul piano delle realizzazioni concrete. La stessa immagine di Di Maio, per non parlare dei vari ministri, si è logorata alquanto. Il tentativo di arginare il Carroccio con continue polemiche, magari facendo la mossa  del cavallo con un improvviso “spostamento a sinistra”, non pare stia dando buoni frutti. L’anima originaria del Movimento si è appannata ma una dimensione più politica e di governo non è stata raggiunta.

Il Pd che piano piano rimonta

L’obiettivo di Zingaretti di superare quel 18,7% delle politiche del 4 marzo appare ormai a portata di mano. L’asticella del 20% è secondo tutti i sondaggi superabile. L’immagine di una leadership più rassicurante sembra essere in sintonia con le aspettative di un pezzo di elettorato. A questo proposito su Repubblica Andrea Bonanni scrive che “l’Europa è stanca del muro contro muro e la sinistra può tornare a sperare” e che “la vittoria socialista a Madrid conferma che le politiche di odio hanno meno presa che in passato”. Ecco dunque che si (ri)apre una prospettiva per il riformismo europeo, nelle sue varie declinazioni, da Tsipras a Sanchez, dal Pd a Macron: con il partito di Zingaretti che ha cercato di riassumere nelle sue liste il senso di questo “riformismo plurale” nella battaglia per le Europee. Vedremo la sera del 26 maggio: ma per ora il trend è positivo.

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