Sondaggio Swg: come si sposta l’elettorato mobile

Focus

Da un’analisi dell’istituto demoscopico emerge che negli ultimi appuntamenti metà degli elettori ha cambiato idea sul voto

C’erano una volta i blocchi elettorali, e cioè le masse di italiani che, preso alla lettera il sistema maggioritario che nel 1993 aveva dato il via in Italia alla Seconda Repubblica, ad ogni elezione si comportavano più o meno nello stesso modo, con piccole o piccolissime fluttuazioni.
Una condotta elettorale che garantiva una più o meno certa governabilità, e insieme consentiva sondaggi e previsioni sui risultati del voto più affidabili e meno sottoposti ai terremoti attuali.

Per i sondaggi scompaiono i blocchi elettorali

Complici il cambio di leggi elettorali e il fatto di essere diventati ormai stabilmente un Paese tripolare, oltre alle spinte populiste e anti establishement che attraversano la nostra società dall’inizio della crisi economica nel 2012, oggi, a detta di tutti gli istituti demoscopici, la situazione è praticamente rovesciata, con un elettorato diventato altamente mobile e di cui è sempre più complesso prevedere le scelte.

L’ultima analisi in ordine di tempo è quella di SWG pubblicata dal Messaggero, che conferma come in tutte le ultime elezioni, dalle politiche del 2013 alle europee del 2014 per arrivare al referendum del 2016, gli elettori abbiano dall’una all’altra cambiato in massa il loro comportamento: come spiega Enzo Risso, direttore di SWG, “ormai solo il 50% degli italiani vota come ha fatto la volta precedente”.

Chi aveva detto Sì al referendum

Un esempio abbastanza eclatante di questo trend è l’analisi del comportamento di chi aveva votato sì al referendum costituzionale del dicembre 2016. Ebbene, dall’analisi di SWG emerge che solo il 41% dei 13 milioni che avevano detto sì alla riforma lo scorso 4 marzo hanno dato la loro preferenza al Pd, con il 25% che stavolta ha preferito il centrodestra e ben il 20% che ha cambiato completamente sponda, optando per il Movimento cinque stelle.

Gli astenuti del 4 marzo

Una tendenza all’estrema mobilità confermata anche dall’analisi del comportamento degli astenuti. Sempre per SWG il 23% di chi il 4 marzo non ha votato, ovvero oltre tre milioni di italiani, non ha scelto di astenersi per protesta, ma perché “non c’è alcun partito che mi rappresenti”.
Per Risso si tratta della conferma che la transizione alla Terza Repubblica è tutt’altro che conclusa e che, dunque, il voto del 4 marzo appare come l’ennesima fase di passaggio, ancora lontana dal fotografare una situazione che possa dirsi stabile o definitiva.

Altra vulgata sconfessata dall’indagine SWG, quella che vorrebbe il Sud convertito in massa al M5S per la chimera del reddito di cittadinanza: solo il 10% dell’elettorato 5Stelle infatti, per l’istituto, ha scelto Di Maio per la promessa di un reddito garantito, a conferma del fatto, per Risso, che quello del 4 marzo va letto innanzitutto come un voto contro le élite.

Dunque la scossa è stata forte, ma le cose potrebbero cambiare ancora. Sta adesso ai partiti che più hanno pagato questo vento, su tutti il Partito democratico, saper fare le mosse giuste per recuperare quella che, a detta dei numeri, non è ancora una partita persa.

Vedi anche

Altri articoli