Razzisti, complottisti e calunniatori. Ecco il “dream team” dei nuovi Sottosegretari

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Su 45 incarichi sono solo 6 le donne. Ma il problema non è solo nella rappresentanza di genere…

Nella lista dei 39 sottosegretari di Stato e dei 6 viceministri del nuovo governo ce n’è per tutti i gusti. I gusti peggiori. Da chi tifa perché l’Etna possa risolvere i problemi dell’Italia (tweet poi cancellato del nuovo  Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Vincenzo Santangelo) a chi, come la leghista Vannia Gava, sostiene che Calderoli avesse ragione quando paragonò l’allora ministra Kyenge ad un orango. D’Altronde, spiegava nel 2013 “”è innegabile” come “I tratti somatici di alcune popolazioni evochino da sempre sembianze animali se non peggio. […] È ora di finirla di puntare il dito contro i pochi che hanno il coraggio di dire quello che pensano tutti”.

Questi sono solo due assaggi del vasto menù gialloverde. Se Paolo Savona vi sembrava un feroce anti-euro, forse non avete presente Maurizio Fugatti, l’esponente del Carroccio – ora sottosegretario alla Salute – che nel 2012 ricordava con orgoglio come alla festa leghista di Avio si potesse “pagare cibo e bevande con le vecchie lire” o che ringraziava la Merkel per aver trasformato l’Europa “nel Quarto Reich”. Direte: beh, almeno non è all’Economia. Certo. Peccato, però, che là ci è finita Laura Castelli, una delle poche donne nominate da Conte (6 su 45 incarichi, alla faccia del governo del “cambiamento”). La Castelli è diventata famosa, tra le altre cose, per una surreale conversazione con Lilli Gruber a Ottoemezzo. Si parlava del referendum sull’Euro, ma sull’argomento la deputata non sembrava avere le idee chiare.

Un capitolo a parte poi andrebbe riservato al solo Carlo Sibilia, nuovo sottosegretario all’Interno. Le sue dichiarazioni sono una sorta di best of dell’assurdo. Non crede allo sbarco sulla luna, ha avuto dubbi complottisti sulla strage di Charlie Hebdo e si è scagliato contro la stampa che oscurava il Restitution Day, “l’evento politico più rivoluzionario dagli omicidi di Falcone e Borsellino”.

Vito Crimi, sottosegretario all’Editoria, si è contraddistinto per commenti non proprio eleganti nei confronti dei giornalisti che gli “stanno sul cazzo”. Mentre sul colloquio tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e la delegazione del Movimento al Quirinale, a cui si era aggiunto Beppe Grillo, aveva detto: “Napolitano è stato attento, non si è addormentato. Beppe è stato capace di tenerlo abbastanza sveglio”.

Il sottosegretario per l’Economia e le Finanzie, Massimo Bitonci è un veterano della Lega Nord e del suo pensiero. Tanto da ricoprire dal 2016 il ruolo di presidente della Liga Veneta, cioè il nucleo veneto fondativo del Carroccio. Sarà anche per questo che nei suoi discorsi c’è l’essenza stessa dell’approccio leghista al problema migratorio. In un intervento in aula del 14 gennaio 2014 disse: “Signora Presidente, onorevoli colleghi, la gente ormai ha paura ad uscire la sera e lei vuole favorire la negritudine come in Francia”.

Chiudiamo con l’insegnante di lettere, anche se la lista potrebbe continuare. Il pentastellato Gianluca Vacca, sottosegretario ai Beni culturali, si è contraddistinto per una certa avversione nei confronti del mondo del giornalismo. In occasione del ritorno in edicola del quotidiano l’Unità scrisse su Twitter: “L’Unità è tornata a infangare le edicole. Le discariche sono sature, non c’era bisogno di nuova spazzatura”.

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