La grande paura illiberale

Focus

Il sovranismo all’incrocio di tante solitudini: le lezioni della Storia

Forse la riflessione sul passato ci aiuta ad affrontare i tempi difficili che viviamo.

I liberali tendono a porre al centro degli eventi l’individuo, il singolo. Un individuo,
però, non isolato dai suoi simili, bensì vivo, associato liberamente ad altri: da qui
l’importanza della libertà di culto, di associazione (per l’appunto), di stampa. Un
individuo, poi, libero dal bisogno (si guardi ai filoni liberal-socialista e socialista
liberale).

Una piccola, apparente digressione, ora: a proposito soprattutto dell’India,
si è soliti parlare di democrazia dei grandi numeri. Detto altrimenti: non è la stessa
cosa concepire un sistema democratico in una realtà di pochi milioni di cittadini e in
un’altra dove a esprimersi e a votare sono centinaia di milioni di persone.

Ecco: lo storico George L. Mosse, a metà degli anni Settanta, proponeva, in un libro
come “La nazionalizzazione delle masse”, il tema dell’irruzione, per dir così, nella
storia dell’Europa continentale del XIX secolo, con l’attenzione rivolta
principalmente al contesto tedesco, di milioni di essere umani. Un’irruzione che
comporta una “nuova politica”, rispetto alla tradizionale visione liberale. A
caratterizzarla sono organizzazioni – come quelle ginniche, quelle dei cori maschili,
quelle dei tiratori – che tendono a fornire un’autorappresentazione della nazione e a
“produrre” miti e riti: insomma, una liturgia nazionale per una sorta di religione
laica. Non solo: i partiti e i soggetti espressione del movimento dei lavoratori e della
sinistra, a loro volta, organizzano “le masse” e creano “culti” pubblici.
Le folle, in un modo o nell’altro, si trasformano in masse.

Tutto ciò, se da un lato ha offerto nuove basi alla democrazia, dall’altro è approdato
nel totalitarismo (e Mosse si occupa per lo più della sua versione nazista).

Qualche lustro fa, poi, si è parlato di un processo di individualizzazione: il singolo
non si riconosceva più in partiti, sindacati, “corpi intermedi” di ogni sorta. Le
esigenze e le istanze di ciascuno differivano da quelle degli altri e tendevano a
esprimersi autonomamente. E negli ultimi tempi tante solitudini si incontrano,
complici i “new media”, su un terreno particolare: quello della paura. Una “grande
paura”, sulla quale prosperano tendenze sovraniste, demagogiche e in definitiva
illiberali o liberticide.

Ecco: il mio auspicio è che nell’affrontare il percorso congressuale dem e, in seguito,
le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo la prospettiva storica non vada
smarrita.

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