La necessità di un riformismo di popolo

Focus

La politica di riforme del Pd prenda sul serio la sofferenza di chi è escluso o relegato ai margini

Invece di far tesoro degli errori e delle conquiste del passato, continuiamo a trattare la storia come elefanti nel negozio dei cristalli. Sarebbe inconcepibile, oggi, un ritorno ai Ds. E i Ds, a loro volta, non corrispondevano solo a Massimo D’Alema.

Ricordo ad esempio le speranze suscitate dagli “stati generali della sinistra” di Firenze, quando si provava a pensare alla Cosa 2. E la delusione per il primo congresso, quando quella che avrebbe dovuto rappresentare l’Epinay italiana si risolse in un gruppo di cespugli posti all’ombra della Quercia. Invece, come in una sorta di doccia scozzese, un certo entusiasmo caratterizzò il congresso di Pesaro. E che dire dell’impegno profuso da Piero Fassino per dar vita finalmente in Italia a un grande soggetto davvero socialdemocratico e social-liberale?

Timori, contraddizioni, slanci generosi e paradossi contraddistinsero quella stagione, come del resto altre. Oggi il quadro interno e internazionale è mutato, altre sono le sfide, altri gli scenari. Eppure alcune questioni riemergono. Una per tutte: come dare una base di massa al riformismo? E riaffiora di tanto in tanto la tentazione di interpretare una sorta di “riformismo dall’alto”, “senza popolo”, per dir così. Un errore compiuto a suo tempo proprio da D’Alema, e ripetuto in seguito.

Ed è, questa, anche la prova a cui è chiamato il Pd: rispetto alle sirene della demagogia, rispetto ai ciclopi del sovranismo, urge estendere la base sociale di una politica di riforme e di cambiamento in grado di difendere e di promuovere i diritti umani e di prendere sul serio i mille volti della globalizzazione. Di prendere sul serio la sofferenza di chi è escluso o relegato ai margini, l’indigenza e il disagio di tanti, di troppi di noi, al fine di offrire risposte e di cercare insieme soluzioni.

Come restare indifferenti, poniamo, rispetto al coraggio e alla passione per il Paese, per le sue istituzioni, per l’Europa mostrati ogni giorno da Emma Bonino? Non a caso il presidente emerito Giorgio Napolitano, altro esempio di tenacia, esprime condivisione per quel coraggio e per quello sforzo. Ora si tratta di coinvolgere in un discorso pubblico del genere tanti, tanti cittadini, recuperando all’impegno i delusi e proponendolo, in forme nuove e antiche, ai giovani. Occorre ascoltare e coinvolgere, captare idee e sentimenti diffusi, interpretarli, orientarli, dialogare con coloro che li incarnano; occorre spronare le energie migliori e indurle a esprimersi compiutamente, valorizzando le buone pratiche.

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