Il sovranismo straccione

Focus

Quelli che si gonfiavano il petto annunciando di voler “mettere in riga Bruxelles” sono costretti ad una ritirata umiliante

Erano partiti per suonare e finirono suonati: la tragicommedia della prima manovra di bilancio gialloverde sarà ricordata come una grande lezione sugli effetti concreti dell’autolesionismo sovranista. Non è certo la prima volta che accade nella storia italiana – dove la retorica nazionalista ha fatto spesso a pugni con la vera difesa dell’interesse nazionale – ma gli ultimi sei mesi meritano di essere ricordati con precisione nel giorno della disfatta di Palazzo Chigi.

Da una parte in questo periodo la macchina della propaganda di Lega e Cinque Stelle ha partorito slogan sempre più bellicosi – tra i “Me ne frego” di Salvini e “L’abolizione della povertà” di Di Maio – con l’obiettivo di uscire dalle secche dell’attività di governo con un rilancio continuo degli slogan che tanta fortuna avevano portato alle due forze politiche in campagna elettorale.

Dall’altra parte quelle secche si sono fatte via via più insidiose: i provvedimenti sul lavoro partoriti da Di Maio hanno prima fermato e poi rovesciato la tendenza alla crescita dell’occupazione avviata con i governi a guida PD, le dichiarazioni anti-Euro di vasta parte del governo hanno colpito la sostenibilità del nostro debito e scatenato una massiccia fuga di capitali, l’annuncio di un Def completamente fantasioso sul lato della crescita e del tutto conflittuale con le analisi di investitori e osservatori indipendenti ha drasticamente ridotto la credibilità del nostro paese sui mercati internazionali.

Avrebbero potuto essere sei mesi utilizzati per una trattativa autentica con l’Unione europea, allo scopo di ottenere spazi reali di flessibilità per politiche di crescita e sviluppo. Sono stati sei mesi inutilmente bruciati nel falò della propaganda gialloverde e fatti pagare duramente all’Italia reale: quella che lavora, produce e risparmia e che già oggi si trova a pagare il conto salato di più disoccupazione e meno investimenti.

Sei mesi al termine dei quali il governo torna al punto di partenza ma molto più debole di prima, facendosi dettare da Bruxelles i termini di una manovra di bilancio che (per quanto ancora sconosciuta dal Parlamento) sappiamo già che dovrà aderire pedissequamente alle richieste della Commissione europea. E’ il rovesciamento del bullismo sovranista nel suo esatto contrario: la più passiva subalternità, la cancellazione di ogni spazio di negoziazione dentro lo spazio comunitario, la riduzione dell’azione politica a vuota propaganda.

Quelli che si gonfiavano il petto annunciando di voler “mettere in riga Bruxelles” sono costretti ad una ritirata umiliante da un’Unione europea che in questo caso ha dimostrato di esistere, resistere e di saper fare politica: perché la Commissione ha intuito l’inconsistenza politica di questo governo e la sua incapacità di difendere i veri interessi nazionali (che sono legati a crescita e lavoro e non alla macchina delle menzogne di Casaleggio e Salvini), ha atteso che Palazzo Chigi si incartasse in uno zig zag fatto di annunci roboanti e di retromarce, e ha infine lasciato che Salvini e Di Maio si ritrovassero con le spalle al muro costretti ad accettare in ritardo condizioni che anche solo due mesi fa sarebbero state meno punitive se vi si fosse arrivati con una trattativa vera. Un capolavoro di autolesionismo, pagato da tutti gli italiani.

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