Una rete nera sull’Europa: Salvini chiama in Italia xenofobi e sovranisti

Focus

Il leader leghista, in vista delle elezioni europee, mette insieme pezzi dell’estrema destra, anime xenofobe e nazionaliste.

Lui la definisce la «campagna ‘buonsenso’», ma in realtà quella che Matteo Salvini sta costruendo, in vista delle elezioni europee del 26 maggio, è una vera e propria “rete nera” europea, che mette insieme pezzi dell’estrema destra, anime xenofobe. Non una lista anti-europeista, come verrebbe da dire, ma profondamente legate al concetto ideologico di “Europa-Nazione”, con tratti pericolosamente vicini a ideologie che l’Europa ha già tristemente conosciuto.

Il manifesto salviniano di sovranisti e xenofobi europei

Il lancio della campagna europea è previsto lunedì 8 aprile e dovrebbe segnare un posizionamento ancor più evidente della Lega nella destra estremista e radicale europea. Oggi, sulla Stampa, Marcello Sorgi spiega così la manovra politica salviniana: «Fallito il tentativo di collocarsi accanto ai popolari tedeschi – i quali, seppure minacciati da una possibile erosione di voti dovuta al logoramento della Merkel, puntano comunque a ottenere la guida della Commissione, o un’altra delle poltrone di vertice dell’Unione -, sfumato anche il progetto di guidare un largo fronte di conservatori, che invece marceranno per conto proprio guidati dal polacco Kaczynski, il leader della Lega sta cercando infatti di mettere insieme, per lanciare nell’assemblea di lunedì prossimo una sorta di manifesto dei sovranisti europei, gli xenofobi tedeschi di AFD, quelli austriaci di FPO, i danesi di DF, i nazionalisti “Veri Finlandesi”, i fiamminghi belgi di Vlaams Belang, i catalani di Vox. Oltre, naturalmente, alla sua vecchia amica Marine Le Pen, che al momento aspetta e lascia fare».

Fronte unico popolari e populisti: obbiettivo fallito

L’iniziale obiettivo del segretario leghista era quello di rendere il suo partito ancora più “centrale”, calamita di attrazione per le ‘destre’ europee, oggi divise in tre gruppi al Parlamento europeo: i Popolari del Ppe, i Conservatori e riformisti dell’Ecr e i sovranisti dell’Enf (gruppo cui aderisce la Lega).

Per questo, il vice premier aveva avviato da tempo contatti con il partito polacco di Jaroslaw Kaczynski (aderente all’Ecr) e quello ungherese di Viktor Orban (che è ancora, benché sospeso, nel Ppe). Probabilmente, l’attesa di Salvini era quella di vedere se stesso come candidato unitario espresso da tutta la destra alla presidenza della Commissione Europea (ruolo oggi ricoperto da Juncker),

Al momento, però, tali contatti non hanno dato gli esiti sperati e il discorso delle alleanze sarà probabilmente lasciato al dopo voto, quando si potranno misurare i consensi ottenuti dalle varie forze politiche e stabilire allora le gerarchie in base alle quali saranno suddivisi poltrone e incarichi.

Il comune denominatore: l’odio per i migranti

Fallito, dunque, almeno per ora, il progetto di coalizzare i Popolari europei con le emergenti forze populiste, Salvini, attraverso suoi emissari come Marco Zanni (ex M5Stelle e oggi responsabile Esteri della Lega) e dal sottosegretario del ministero degli Esteri Guglielmo Picchi (lo stesso che nel 1993 aiutò Berlusconi a fondare Forza Italia in Toscana), punta ad essere il punto di riferimento di quelle forze che, in diversi paesi europei, esprimono posizioni nazionaliste e accomunate da un vero e solo denominatore: l’odio per i migranti.

Sorgi paragona il tentativo salviniano con l’imbarazzante e maldestra operazioni di Di Maio di apparentarsi coi Gilet gialli francesi, la cui carica violenta ha scosso l’opinione pubblica europea, e chiosa: «è abbastanza irrazionale che Salvini possa pensare di entrare nel grande gioco delle poltrone europee arrivandoci dall’estrema destra, ma tant’è».

La centrale dell’estrema destra europea

Andiamo, allora, a dare un’occhiata chi c’è nella “rete nera” che la Lega sta tessendo. Al momento è confermato il legame della Lega i francesi del Rassemblement national, il partito di Marine Le Pen, fino allo scorso anno denominato Front National, fondato nel 1972 dal padre di Marine, Jean-Marie Le Pen, e nato sia dagli ideali di Action Française, il partito politico filo-fascista attivo in Francia tra le due guerre, sia da movimenti estremisti come Ordre Nouveau.

Ci sono poi gli austriaci del Fpo, il Freiheitliche Partei Österreichs, il partito delle libertà austriaco, che tutto sembra tranne che amante della libertà: dopo una nascita su posizioni liberal-conservatrici, si è decisamente spostato all’estrema destra, e oggi si fa erede diretto dello spirito pangermanista: è lo stesso partito che ha proposto la doppia cittadinanza italiana e austriaca ai sudtirolesi.
Anche i belgi di Vlaams Belang (Interesse fiammingo) si caratterizzano per posizioni oltranziste a destra e rivendica l’indipendenza delle Fiandre: nascono nel 2004 dalle ceneri dell’auto-disciolto Vlaams Blok (Blocco Fiammingo), condannato per razzismo e xenofobia.

Arriviamo ai tedeschi di Alternative für Deutschland, in forte crescita, soprattutto nelle zone della ex Germania Est, e agli olandesi del Pvv (Partij voor de Vrijheide, partito per la libertà) guidati dal leader e ideologo Geert Wilders, che è riuscito a sfondare in termini di consenso in un paese tradizionalmente aperto e attento libertà civili.
In questa compagnia rientrano appieno i polacchi del Kongres Nowej Prawic, il Congresso della Nuova Destra, euroscettico e contro i migranti.

Nel partito di via Bellerio si sta studiando la possibilità di arrivare ad un unico gruppo di 150 europarlamentari, comprendendo anche lo spagnolo Vox e i Democratici svedesi (formazione scandinava fortemente nazionalista).

Estrema destra in viaggio turistico

L’allegra compagnia dell’estrema destra si ritroverà, dunque, a Milano per l’8 aprile. Un successo, secondo Salvini, che anzi non ha mancato di lanciare una frecciatina a Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia che partirà per Varsavia per incontrare altre forze dell’estrema destra: «Non ho tanto tempo  – ha dichiarato Salviniper andare di qua e di là o fare proclami. La differenza tra la Lega e gli altri è che gli altri devono andare all’estero per cercare alleanze. La Lega fortunatamente invita in Italia altri movimenti europei e questo accadrà anche la settimana prossima, l’8 aprile. Perché siamo diventati centrali, come Paese, fortunatamente grazie a questo governo».
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