Verso le elezioni, Spagna al bivio tra stabilità e populismo

Focus

Carlos García de Andoin, candidato alle elezioni del 28 aprile per il Psoe racconta l’importanza del voto spagnolo

Otto anni fa, il 15 marzo 2011, con le manifestazioni dei cosiddetti “indignati”, si è accampato in mezzo a noi. Ci sono alcuni che lo hanno sottovalutato. Tuttavia, la politica spagnola continua nel ciclo aperto da quelle piazze che traboccavano di indignazione. Il “loro non ci rappresentano” ha mostrato il divario che si stava aprendo tra la società e la classe politica, approfondito dalle politiche di austerità per affrontare la crisi finanziaria del 2008. Cosa è successo dopo?

In una prima fase ha colpito la sinistra, affondando i socialisti e dando le ali a Podemos. Da quella crisi il PSOE sta emergendo – sembra – dopo un aspro deserto con un forte programma di socialdemocrazia, ecofemminismo e convivenza federale.

Il 15 marzo ha avuto anche la sua ondata espansiva in Catalogna. Allo slogan “loro non ci rappresentano” seguì il tracollo della politica istituzionale da parte del movimento indipendentista cittadino. Ancora il governo regionale non ha recuperato i minimi di normalità istituzionale. Il territorio che occupava l’onnipresente CiU, il partito dominante in Catalogna, continua nella zona sismica.

Un terzo impatto: la grave crisi della governabilità. In tre anni e mezzo, tre elezioni generali, con governi di risicatissime minoranze o in prorogatio. L’italianizzazione della politica spagnola.

Nell’ultima fase è stata la svolta a destra. Dove c’era un robusto PP, modello di partito pigliatutti, dal centro liberale all’estrema destra, oggi c’è uno spazio contestato accanitamente da tre parti. Minaccia esistenziale

I risultati del 28 aprile possono aggravare la crisi politica o, al contrario, gettare le basi per rilanciare una nuova legittimità del sistema, anche per essere in grado di affrontare le necessarie riforme con un dialogo sufficiente. Non è una cosa da poco. Se la politica democratica è per i cittadini una ricchezza di problemi e non una fonte di soluzioni, allora finiranno per fidarsi dell’altra politica, quella del lato oscuro. Quello che si estende in tutto il mondo, attraverso l’Europa, e che già si fa strada in Spagna: il populismo autoritario. È fondamentale che un governo con stabilità e potere efficace trovi nelle urne una nuova legittimazione nel sistema politico e le sue possibilità di ricostruzione. Su tre fronti.

In primo luogo, sono necessarie politiche sociali più impegnative, più adeguate ai cambiamenti sociali e più efficienti nella spesa pubblica. L’individuo e le famiglie devono verificare di non essere lasciati impotenti davanti agli avidi poteri della globalizzazione neoliberale. Si tratta di offrire sistemi di protezione, guida e risorse per l’empowerment per lo sviluppo del nostro progetto di vita personale, professionale e familiare, in un mondo globale in cambiamento, pieno di incertezze e minacce – tra cui il tecnologico e l’ecologico – molto competitivo e disuguale, che condanna il vivere nella precarietà al massimo e sempre più nell’impoverimento. Insieme allo Stato, le amministrazioni più vicine ai cittadini, i sindacati, il terzo settore, i pensionati, il movimento cooperativo… hanno un ruolo insostituibile.

Secondo: è necessaria una forma di relazione più aperta e partecipativa con la società. Si tratta di ripristinare la fiducia dei cittadini nei confronti dei partiti. Non dovrebbero essere club privati ​​esclusivi che beneficiano di beni collettivi, bensì strumenti di cittadinanza per il servizio del Bene comune, ma anche le persone più preparate, le migliori, devono essere scelte per le responsabilità pubbliche, anche dal punto di vista dell’etica personale e pubblica. Che che non è esattamente lo stesso di preferire i personaggi televisivi nelle candidature. Una politica per incontrare una società piena di talenti e dinamismi inespressi.

In terzo luogo, è decisivo ribaltare la logica che mette l’antagonismo, lo scontro, davanti al patto. Le sfide cruciali per il futuro della società, specialmente i giovani, richiedono il dialogo e quindi rinunce alle parti. Questo nell’educazione, rispetto a cambiamenti climatici, parità di genere, immigrazione o industria 4.0. Quando le sfide sono comuni, quando possono mettere insieme una sinfonia di realtà sociali- imprese ed educatori, movimenti sociali e ricercatori, attori laici e attori religiosi, autorità pubbliche e società civile – quando sono possibili accordi per il Paese e le controversie di breve periodo li frustrano, poi nella cittadinanza si diffonde il disgusto per un dibattito da pollaio che spreca energie vitali in battibecchi e pettegolezzi. Il lavoro serio e positivamente complice dei media è essenziale per questo cambiamento.

Infine, la Catalogna; occupa un posto a parte. La questione catalana ha messo in crisi lo Stato, polarizzando il dibattito sull’identità con un enorme carico emotivo. Ha messo in discussione la politica democratica, finora sterile per incanalare il conflitto. Qualsiasi nuova formula di convivenza avrà bisogno della riforma della Costituzione. Uno stato federale in un’Europa federale. Si tratta di fare pedagogia, di costruire maggioranze sociali, da una parte e dall’altra, nel perseguimento di un accordo che non sarà lontano da una riforma federale. Anche per noi, cittadini baschi.

Il ciclo politico che ha aperto il 15 marzo 2011 può portare a una migliore, ma anche peggiore, incertezza. In questo caso, molti finiranno per confidare nella soluzione dei problemi con la falsa illusione del populismo autoritario e della festa dell’identità. Il futuro del 15 marzo è nei nostri voti.

Carlos García de Andoin è candidato alle elezioni del 28 aprile, alla Camera dei deputati per il Psoe- circoscrizione Biscaglia, Paese Basco

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli