La riscossa di Sánchez (e forse anche della Spagna)

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Con il nuovo governo il leader del Psoe lancia messaggi importanti al Paese e all’Europa: dai prossimi mesi dipenderà la sua carriera politica e il risultato delle prossime elezioni

Sarà un governo di transizione che porterà il Paese verso nuove elezioni, ma per Pedro Sánchez rappresenta qualcosa di molto più importante. È il grande ritorno del leader del Psoe che solo due anni fa attraversava una crisi politica devastante. Crisi che aveva portato alle sue dimissioni da segretario del partito nel 2016. Questo esecutivo è probabilmente il culmine di questa impegnativa risalita nel partito e nel Paese. Un esecutivo che segna un cambio di passo importante e attraverso il quale il socialista sta lanciando dei messaggi importanti a una serie di interlocutori cruciali per il futuro del partito e del Paese.

Innanzitutto un messaggio alla stessa società spagnola sul ruolo della donna nel Paese. Lo ha lanciato innanzitutto con i numeri: ben 11 donne alla guida di ministeri di peso come l’Economia, il Lavoro, la Salute, tra gli altri, e una vicepresidente – Carmen Calvo – che sarà anche a capo delle Pari opportunità. Un segnale atteso da tempo nella società. Un segnale che necessariamente doveva arrivare da un partito come il Psoe che deve recuperare terreno proprio partendo dai diritti come fece tra il 2004 e il 2011 José Luis Zapatero.

Un altro messaggio chiaro è rivolto all’Europa. Sánchez lo aveva anticipato nel suo intervento in Parlamento nel giorno della sfiducia al governo di Rajoy: rispetterà gli impegni con Bruxelles. E proprio nel nome scelto per il ministero dell’Economia sta la conferma della volontà di Sánchez di mantenere quell’impegno. A capo del dicastero ci sarà Nadia Calviño che nella Commissione europea rivestiva il ruolo di direttrice generale del dipartimento che gestisce il budget comunitario. Non un nome a caso, quindi.

Un segnale importante lo ha mandato anche alla Catalogna. La vicepresidente Calvo, nella quale Sánchez ripone una grandissima fiducia, è stata anche una delle figure chiave nei negoziati con il governo Rajoy per l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione che ha consentito alle istituzioni catalane di funzionare nonostante il vuoto governativo di Barcellona dopo il referendum di ottobre.

Sebbene a Pablo Iglesias l’esecutivo non piaccia – secondo il leader di Podemos, con quei nomi, il nuovo premier vuole strizzare l’occhio al Pp e Ciudadanos – questo governo potrebbe convincere definitivamente gli elettori spagnoli, far fare alla Spagna quel salto in avanti che serve al Paese anche per aumentare il proprio peso politico in Europa.

Ma questo governo rappresenta innanzitutto il manifesto del nuovo Psoe e della riscossa di Sánchez iniziata poco più di un anno fa con le primarie che lo hanno riconfermato alla guida del partito. “Molti avevano basse aspettative nei suoi confronti”, ha detto oggi Iván Redondo, nuovo capo di Gabinetto del presidente del governo,  ma “forse ora che stanno conoscendo il suo pensiero le aspettative iniziano a salire”. E proprio su questo conta Pedro Sánchez per la sua rinascita politica che, questa volta, se saprà giocarsela bene come ha fatto finora, potrebbe portarlo lontano.

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