Spd senza guida, governo tedesco nel caos

Focus

La presidente Andrea Nahles lascia dopo meno di un anno le leadership dei socialdemocratici. Grande coalizione a rischio

Non c’è pace per la Spd. Dopo il drammatico crollo alle ultime elezioni europee, infatti, la leader dei socialdemocratici Andrea Nahles ha rassegnato le proprie dimissioni, rimettendo anche il suo incarico di deputato al Bundestag. Se si pensa che ci sono voluti 155 anni prima che la Spd nominasse una presidente donna e che il suo mandato è durato meno di un anno, si capisce bene la fase di profondo travaglio che sta vivendo quello che è sempre stato il partito socialdemocratico più importante a livello europeo.

I tanti anni passati a braccetto con la Cdu, nel ruolo di partner junior di maggioranza nella grande coalizione, hanno lasciato evidentemente il segno. E, complice l’impetuosa ascesa dei Verdi, è arrivato il minimo storico del 15,5%, toccato alle elezioni del 26 maggio. Tanto da indurre il quotidiano berlinese Taz, il giorno dopo le dimissioni, a uscire con un titolo che non lascia molto spazio all’immaginazione: “Offresi lavoro di m…”.  Parole che danno l’idea dell’aria che si respira nel partito che fu di Willy Brandt.

Appena dopo il voto, nel partito è scoppiata una lotta intestina sulla necessità di rimanere o meno nel governo di Grande Coalizione, con Nahles favorevole a rimanere, e i compagni di partito pronti a farla fuori. La crisi della Spd rappresenta un problema anche e soprattutto per gli alleati di governo. Dal quartiere generale della Cdu a Berlino, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha tenuto a precisare: “Porteremo avanti il lavoro del governo con tutta la serietà possibile e con grande responsabilità”.

Mentre a Berlino si svolgono vertici d’emergenza dei partiti di governo, la Spd è di fatto “commissariata” da un triumvirato formato da Manuela Schwesig e Malu Dreyer, rispettivamente governatrici dei Laender di Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Renania-Palatinato e dal leader Spd dell’Assia, Thorsten Schaefer-Guembel.

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