Spike Lee e Lisistrata demoliscono le gang

Focus

Il film Chi-raq usa Aristofane per raccontare la Chicago che conta più morti ammazzati che l’Iraq. Musica, risate amare e nessuno sconto ai “fratelli” neri

F or s e p e n s e r e t e che quest’anno, qui a Berlino, siamo tutti ossessionati dalla politica. Ma il festival non ci dà tregua, e chi siamo noi per contraddirlo? Dopo i migranti di Fuocoammare e le tematiche storico-politiche delle quali vi abbiamo riferito ieri, arriva l’America, quella controversa e politicamente scorretta di Spike Lee e Michael Moore. Presto passerà il nuovo film del documentarista di Fahrenheit 9/11, intitolato Where to Invade Next, ovvero: chi invaderemo, noi americani, nella prossima guerra? È un ritorno alle atmosfere ironiche di Roger & Me, e l’idea è stuzzicante: Moore si fa un giro per l’Europa cercando di individuare il paese giusto al quale si possa dichiarare guerra, e scopre che – chi più, chi meno – sono tutti meglio degli Usa. E, sì, c‘è anche l’Italia!

L’ironia è molto presente anche nel film di Spike Lee Chi-raq, ma qui si scherza col fuoco, come dimostrato dalle polemiche che lo hanno accolto in patria (dove è uscito lo scorso 4 dicembre). Sgombriamo il campo da un equivoco: non è un film su Jacques Chirac (sarebbe stato interessante!). Il titolo è un gioco di parole che fonde “Chicago” e “Iraq”, e il motivo è spiegato da Spike Lee in una didascalia iniziale dove si forniscono numeri impressionanti: dal 2001 in poi, nella metropoli dell’Illinois sono state uccise più persone che in Iraq e in Afghanistan. Apri ti cielo! Il solo fatto di scegliere un simile titolo ha procurato al regista il rimbrotto del sindaco di Chicago, Rahm Emanuel. E meno male che costui è un ebreo già capo di gabinetto di Obama, nonché volontario nell’esercito israeliano nella prima guerra del Golfo, quindi un uomo che dovrebbe averne viste nella vita! Invece si è arrabbiato per il titolo, considerato un insulto alla sua città. Lee ha avuto buon gioco nel rispondergli: 1) che sono stati i cittadini di Chicago a ribattezzare “Chi-raq” il proprio ameno luogo natio; 2) che Chicago ha un terzo degli abitanti di New York e statistiche criminali enormemente più alte e drammatiche. Quindi, deduciamo noi (e sottoscriviamo): Rahm Emanuel facesse qualcosa per dare maggiori speranze di vita alla gente che vive nei suoi ghetti, anziché prendersela con un film.

Spike Lee non è un mostro di simpatia e le sue polemiche “etniche” sulle candidature all’Oscar sono stantie, però in questo caso ha ragioni da vendere. L’altra cosa di cui molti lo rimproverano è di aver girato un film “comico” sulla violenza razziale. Nulla di più falso: in Chi-raq si ride, ma si ride amaro, e ha ragione Spike nell’affermare che «il film non è una commedia, ma semmai una satira, e c’è una grande differenza fra comicità e umorismo. Qui si parla di cose serie senza sminuirle, e vale il vecchio detto: si ride per non piangere». La fonte, del resto, è autorevole: Chi-raq altro non è che la Lisistrata di Aristofane, un testo sacro della satira politica che vale per tutte le epoche. Nella commedia scritta nel 411 avanti Cristo le donne di Atene e di Sparta si univano nello sciopero del sesso per costringere i loro uomini a interrompere la guerra del Peloponneso; qui sono le donne di Englewood, quartiere infuocato di Chicago, a negarsi ai loro uomini che perdono tempo cantando nei gruppi rap e sparandosi nelle guerre fra gangs. Lo slogan è “no peace, no pussy”, ovvero “niente pace niente…”, vabbè, un pizzico di immaginazione, “pussy” è uno dei tanti modi anglosassoni di definire l’organo sessuale femminile. Come in Aristofane, anche qui l’astinenza è faticosa per tutti e per tutte, ma le donne tengono il punto e costringono gli uomini alla resa.

Più che una commedia, è un musical scandito da brani rap e soul spesso di ottimo livello. La trama è quella che è, perché una volta esposta l’idea iniziale il film si trascina un po’ stancamente. Ma quello che conta è che Chi-raq è senza pietà nei confronti della comunità nera e degli stereotipi maschilisti del gangsta-rap, e l’unico personaggio bianco importante (un parroco interpretato da John Cusack) è un eroe a tutto tondo. Lee non va leggero con i “fratelli”, né l’aveva mai fatto in passato: il suo eroe è sempre Malcolm X (citato due volte nei dialoghi), ovvero il leader che se la prendeva con i “negri da cortile”. Lui aveva capito tutto, e Spike ha appreso bene la lezione.

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