La rivolta degli scrocconi: il caso Spotify e il nostro (strano) concetto di onestà

Focus

I furbetti, se vorranno continuare a usufruire del servizio, dovranno disinstallare la versione pirata e scaricare l’app ufficiale di Spotify

Ore contate per le versioni pirata di Spotify. La celebre piattaforma di musica in streaming ha dichiarato guerra agli account che utilizzano abbonamenti ‘craccati’. Da qualche giorno, la società ha iniziato a inviare email agli utenti che ritiene stiano accedendo gratuitamente alla versione premium di Spotify pur avendo un profilo gratuito. Nella missiva, la società spiega di aver “rilevato un’attività anormale sull’app”, avvertendo che future violazioni potrebbero comportare la sospensione o addirittura la chiusura dell’account.

In base ai dati pubblicati a dicembre dalla società, scrive ‘Torrentfreak‘, circa 71 milioni di utenti nel mondo utilizzano abbonamenti premium che permettono di ascoltare brani illimitatamente (e senza pubblicità) pagando 9,90 euro al mese. Il servizio, a differenza di quello gratuito che ha limitazioni e restrizioni, come lo skip dei brani, offre inoltre la possibilità di scaricare musica sul proprio dispositivo e ascoltarla offline.

 Alcuni utenti, però, tramite delle app che consentono di modificare l’accesso su Spotify riuscivano a fruire dei contenuti premium illegalmente, senza pagare l’abbonamento mensile.

La rivolta

La cosa che sorprende è che gli utenti “colti in flagrante” non l’hanno presa bene e anzi hanno attaccato l’azienda come se fossero loro le vittime che stavano subendo un danno. Nessuno che abbia fatto “mea culpa“, visto che erano dei veri e propri pirati. Senza voler fare  i moralisti (perché i film in streaming o scaricati li abbiamo visti praticamente tutti) è davvero curiosa una reazione così violenta.
Negli ultimi giorni abbiamo assistito sugli store digitali di Apple e Android a recensioni con una stellina e pesanti critiche: “Io ero uno di quei ‘furbetti’ come dite voi che usava Spotify craccato. Non è possibile fare pagare così tanto un applicazione di musica, fate solo ridere”. E ancora: “Non è possibile pagare seriamente 10 euro al mese per della musica, che poi, parliamoci da amici, nessuno acquista la musica, figuriamoci comprare un account premium” oppure “Pagare a quel prezzo il Premium per scegliere la musica è una truffa e mo’ avete pure tolto le versioni craccate fate pena”.

Ma non c’è niente da fare. I furbetti, se vorranno continuare a usufruire del servizio, dovranno disinstallare la versione pirata e scaricare l’app ufficiale di Spotify. Anche questa è l’onestà, di cui tanto parliamo ma che pratichiamo poco.

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