Tragedia di Ancona, quando la destra sdoganò l’uso dello spray urticante

Focus

Introdotto con un governo di centrodestra, è diventato un baluardo della Lega che lo voleva distribuire gratis a tutti

L’ultimo caso di cronaca rimette al centro del dibattito l’uso dello spray al peperoncino come forma legale di autodifesa. Lo spray urticante è stato regolamentato dal decreto ministeriale n. 103 del 12 maggio 2011. Un decreto che ha avuto la funzione di chiarire e limitare alcuni aspetti in questione di difesa personale presenti nella legge 94/2009 all’interno del cosiddetto pacchetto sicurezza (c’era in carica il governo Berlusconi con la Lega come alleato).

Proprio a seguito della legge lo spray è stato liberalizzato e si può comprare ovunque: sul web è pieno di offerte ed il prezzo è davvero abbordabile (difficile trovarlo a più di 30 euro). Ma si può trovare anche nelle armerie, nei negozi specializzati oppure in farmacia o nei supermercati. Lo spray urticante può essere acquistato da tutti i cittadini che abbiano almeno 16 anni ma è evidente che aggirare la norma non è affatto complicato. Da quando ne è stata liberalizzata la vendita per “autodifesa” si contano 528 episodi fra aggressioni, rapine e violenza carnale.

La legge determina che lo spray possa essere usato solo in caso di legittima difesa ma l’uso improprio è dietro l’angolo. Come non ricordare i tragici fatti di Piazza Castello a Torino, a cui ora, con molta probabilità, dobbiamo aggiungere anche i morti di Ancona. Liberalizzare un’arma è sempre un rischio, non si sa mai in quali mani può finire.

Cosa è legale

Lo spray per essere considerato legale non può contenere più di 20 ml di prodotto urticante e non può avere una gittata superiore ai tre metri. Oltre queste soglie, lo spray non è più uno strumento di legittima difesa ma un mezzo illegale di aggressione.  In base a quanto riportato dalla circolare ministeriale, è obbligatorio poi che non siano presenti contenuti infiammabili all’interno della miscela, che siano totalmente escluse sostanze tossiche o agenti chimici particolarmente aggressivi, che tutte le sostanze presenti siano regolarmente riportate sull’etichetta e che il prodotto abbia un sistema contro l’attivazione casuale. Inoltre, è stata stabilita l’obbligatorietà delle istruzioni nella confezione e la presenza del simbolo di pericolo accompagnato dalla scritta “irritante”.

La battaglia della Lega

Neanche a dirlo, i fautori più agguerriti dell’uso comune dello spray sono i legisti. Susanna Ceccardi,  la sceriffa di Cascina, aveva addirittura proposto che fosse distribuito gratuitamente a tutte le donne insieme ad un corso di autodifesa organizzati dal Comune. E soltanto un mese fa in Toscana la Lega era scesa in piazza per distribuirle a tutte le donne in cambio dell’iscrizione al Partito. Iniziative simili ci sono state anche a Varese, Massa Carrara e Roma.

Siamo sicuri, caro ministro dell’Interno che continuare sula strade delle giustizia fai da te si la scelta giusta? 

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