Spread a 290, le parole del governo incendiano i mercati

Focus

I Btp toccano il 2,8%. Mentre Piazza Affari è la peggiore d’Europa

Torna alta la temperatura sui mercati finanziari: le dichiarazioni del duo Di Maio-Salvini stanno generando – giorno dopo giorno – una pericolosa miscela in grado di tradursi in qualcosa molto serio. Perché non si spiega altrimenti il nuovo rialzo del differenziale Btp-Bund, tornato ad allargarsi ai massimi da oltre tre mesi toccando la vertiginosa la soglia dei 290 punti base.
Già martedì era schizzato a quota 281, dopo le parole del vicepremier Matteo Salvini che aveva sfidato l’Europa affermando che “si può sforare il 3%” del rapporto deficit/Pil”. Peraltro facendo agitare il suo collega di maggioranza Luigi Di Maio, che ha definito quella del leghista una sparata irresponsabile.

Ed è proprio questo il punto, la coincidenza della tensione finanziaria con quella politica. I mercati sono molto preoccupati per il futuro – molto prossimo – nel quale il governo dovrà trovare tra i 30 e i 35 miliardi di euro per scrivere la nuova legge di Bilancio scongiurando gli aumenti di Iva e accise.

Gli investitori s’interrogano sul futuro del governo (chissà se arriverà a mangiare il panettone) e reagiscono vendendo i nostri titoli di Stato. E lo fanno seguendo una semplice logica di mercato. D’altra parta, perché tenersi in portafoglio strumenti che potrebbero diventare pericolosi? Nessuno mette in dubbio che l’Italia non sia in grado di ripagare i propri debiti, beninteso. Ma la storia insegna che le tensioni politiche fanno inevitabilmente fuggire gli investitori (e gli investimenti). Tradotto: ci sarà meno crescita e quindi meno possibilità di rispettare le regole deficit/Pil.

Ecco perché la prima cosa da fare dovrebbe essere quella di trovare un accordo con l’Europa e allontanare le tensioni, anziché gettare benzina su un principio di incendio. Si continua invece a creare un clima di agitazione, come lo stesso presidente del Consiglio ha sottolineato oggi. Conte, parlando a Roma all’assemblea di Rete Imprese Italia, ha infatti osservato come la salita dello spread sia da ricondurre “alla competizione elettorale perché tutti i partiti stanno rimarcando il loro spazio politico per raggiungere dei successi”.

L’altro aspetto preoccupante da sottolineare riguarda gli scarsi risultati prodotti finora dalle politiche economiche gialloverdi, molto lontani dal “boom economico” che prometteva Di Maio qualche settimana fa. Come ha evidenziato la Commissione europea la settimana scorsa – nelle sue previsioni economiche – l’Italia continua ad arrancare rispetto ai partner europei e si posiziona nelle ultime posizioni per crescita. E se tutti gli altri partner avanzati sono ripartiti (con alcuni che addirittura crescono del 2%, vedi la vicina Spagna) l’aspetto su cui riflettere non può che riguardare proprio la gestione politica, che non sembra essere all’altezza della situazione.

Ma le cose potrebbero prendere una brutta piega già dal prossimo 5 giugno, quando da Bruxelles arriveranno le raccomandazioni più stringenti con la presentazione del Country report sull’Italia. È lì che la partita con le istituzioni europee entrerà nel vivo, subito dopo le elezioni del 26 maggio. In quella sede infatti si capirà se il nostro Paese dovrà scrivere o meno una manovra correttiva per evitare procedure di infrazione.

Tutto ciò non fa altro che portare il differenziale tra i Btp e Bund a quota 291, con il rendimento del titolo italiano arrivato a toccare il 2,8%. Mentre Piazza Affari continua a registrare la performance peggiore d’Europa, con l’indice Ftse Mib in calo dell’1,3%.
E Salvini che fa? Prova a difendersi dicendo che “con tutto il rispetto per lo spread viene prima il lavoro, prima vengono gli italiani”. Appunto, verrebbe da dire, chi dovrebbe interessare il debito italiano se non gli italiani?

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