Lo spread non cala e il governo non quaglia

Focus
L'Aula del Senato

Reddito di cittadinanza e pensioni quota 100 partiranno solo in primavera

Non accenna a diminuire lo spread nel giorno in cui il Parlamento ha iniziato a votare il tanto contestato Def. I rendimenti dei titoli di Stato decennali restano su quote molto alte, tanto da pesare sui cittadini – se dovessero rimanere su questi livelli – per circa 6 miliardi di euro in più nel 2019.

Nel voto di oggi a Palazzo Madama non sono arrivati forti scossoni sul piano politico: sono state necessarie due distinte votazioni per ottenere l’ok, una sul rinvio del pareggio di bilancio e l’altra per l’ok alla risoluzione di maggioranza. Una risoluzione che ha impegnato il governo su alcuni fronti, tra cui la misura sul graduale azzeramento del Fondo per l’editoria dal 2019, una novità di non poco conto che rischia di infiammare il clima ostile nei confronti della carta stampata. Un attacco gravissimo e autoritario, come lo ha definito il Pd.

Nel primo ok al Def – si attende ora il secondo passaggio a Montecitorio – è arrivata anche la conferma che i principali interventi previsti dalla manovra non entreranno in vigore a gennaio: la partenza del reddito di cittadinanza e quota 100 sarà quindi rimandata a dopo il primo trimestre del 2019.

E a proposito di manovra, definiti i contorni di indirizzo economico (con il Def), si tratta ora di presentare una bozza di Bilancio alla Commissione europea in tempi strettissimi. La scadenza è prevista per lunedì prossimo 15 ottobre, fra soli quattro giorni. Con il commissario Katainen che ha fatto già intendere che una manovra con deficit al 2,4% non sarà accettata da Bruxelles.

Il punto rimane sempre lo stesso: l’asticella del deficit troppo alta (insieme alle poche misure per lo sviluppo) e le stime sulla crescita troppo discostanti da quelle delle maggiori istituzioni internazionali. Oltre che da quelle nazionali (si veda Bankitalia e l’Ufficio parlamentare di Bilancio).

Una miscela preoccupante per gli investitori, che rischia di creare un’escalation di tensione con Bruxelles e che potrebbe prefigurare un declassamento a fine mese da parte delle principali agenzie di rating. Con conseguenze decisamente negative sui nostri titoli di Stato.
E in questo senso, come già detto su queste colonne, continuare a dire che i numeri non contano come fanno i vicepremier Di Maio e Salvini, è come buttarsi dall’ultimo piano di un palazzo gridando che la legge di gravità non conta nulla.

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