Stallo sulle autonomie regionali

Focus

Nulla di fatto sulle Autonomie: il vertice di governo conferma le divisioni Lega – 5 Stelle. Bonaccini: Non abbiamo mai posto aut-aut ma non siamo abituati, come regione Emilia Romagna, a farci prendere in giro.

Un vertice di governo che doveva decidere sulle Autonomie e che invece è finito, ancora una volta, per rimarcare differenze fra Lega e 5 Stelle. Innanzi tutto, nonostante i proclami e le parole piene di buone intenzioni, ieri sarebbe comunque stato difficile chiudere il cerchio, considerato che il ministro dell’Economia Tria era a Bruxelles, in riunione con l’Eurogruppo. Un impegno in calendario da tempo, quindi tutti nel governo erano consapevoli che senza Tria la questione finanziaria riguardante le Autonomie non si sarebbe affrontata.

Il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Erika Stefani, uscendo dalla riunione di Palazzo Chigi, ha annunciato che nel prossimo incontro, in programma giovedì, “andremo a oltranza fino a che non usciremo con un testo da consegnare alle Regioni“. Salvini in serata ha dichiarato che c’è stato un “passo in avanti interessante“, ma quale sia stato non c’è capito.

Lega e 5 Stelle la pensano diversamente sulla questione delle competenze e delle risorse da destinare alle regioni che chiedono più autonomia, ma anche su quali meccanismi si debbano attuare per evitare squilibri tra regione e regione, in particolare quelle che non hanno regimi di autonomia né statuti speciali.

Al di là delle divisione fra leghisti e pentastellati, la questione della tenuta dell’unità nazionale e dei livelli dei servizi che lo Stato deve garantire ovunque a chiunque, nello stesso modo (ad esempio, nel settore dell’istruzione), coinvolge tutto il mondo politico e non solo. La Cgil, ad esempio, è intervenuta con una nota, dove sottolinea che, “in attesa di poter vedere i testi, più volte annunciati e tutt’ora ignoti al dibattito pubblico“, considererà “irricevibile ogni ipotesi che metta in discussione la garanzia dell’uniformità dei diritti civili e sociali dei cittadini e l’unitarietà dei principi fondamentali, a cominciare dall’unità del sistema di istruzione“.

Francesco Boccia, deputato ed economista del Partito democratico, dà del progetto un giudizio negativo: “La fumata nera del vertice di governo a palazzo Chigi sull’Autonomia era prevedibile. Così per come  e dei principi più elementari di sola Lega presenta il proprio progetto di Autonomia, è uno smembramento del Paeselidarietà che tengono insieme l’Italia. Senza i livelli essenziali delle prestazioni (Lep), definiti anticipatamente, e certezze sul Fondo di perequazione, non è possibile ipotizzare qualsiasi meccanismo di Autonomia. La fumata nera, quindi – conclude Boccia- diventa l’inevitabile fumata giusta”.

Posizione diversa per il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini che, prima che il vertice di governo prendesse il via, aveva messo in guardia dal possibile nulla di fatto: “Io spero non ci sia un altro rinvio. Non abbiamo mai posto aut-aut ma non siamo abituati, come regione Emilia Romagna, a farci prendere in giro. Il Governo c’è da un anno, da sei mesi è sul tavolo la nostra proposta, ci aspettiamo un chiarimento. Le divisioni tra Lega e M5s non ci riguardano. Se vogliono mettere i livelli essenziali di prestazione, indicarli subito o parallelamente alla concessione di autonomia, sarebbe la stessa proposta fatta dall’Emilia Romagna e forse così si eviteremmo il rischio di qualcuno che è spaventato di rimanere indietro rispetto ad altri. Il contratto deve essere preso tra Regioni e Governo. E’ bene sapere che le regioni in Parlamento non ci sono“.

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