Stallo sul nome del commissario Ue. Zingaretti: “In Europa non contiamo più nulla”

Focus

Partita aperta nel governo per il nome da indicare alla presidente Ursula Von Der Leyen

Che il clima interno alla maggioranza sia teso, è evidente da tempo. Che la partita in Europa stia peggiorando il delicato equilibrio dell’esecutivo è l’ultima novità.

L’offerta che ieri Matteo Salvini direttamente da Milano Marittima, un’oretta prima dell’arrivo della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a palazzo Chigi di alcuni nomi per la poltrona di commissario europeo (Massimo Garavaglia, Lorenzo Fontana, Giulia Bongiorno e Gianmarco Centinaio) appare soprattutto ai suoi colleghi di governo uno sgambetto malcelato.

Nell’incontro a Palazzo Chigi, ieri il premier Giuseppe Conte e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen hanno parlato di “crescita, lavoro, mezzogiorno e ambiente”, ma i nodi da sciogliere, i temi di discussione vera sono stati quelli degli sbarchi e della composizione del braccio esecutivo dell’Ue, con tutte le implicazioni di politica italiana e di equilibri europei che si portano dietro.

Sul primo tema, il dialogo è filato liscio: la von der Leyen ha proposto un “nuovo patto” fra i Paesi europei. Sulla commissione, invece, non sono mancati gli intoppi. Conte ha chiesto che all’Italia venga assegnato “un portafoglio economico di primo piano”. In particolare, avrebbe indicato la Concorrenza. Una soluzione che, sulla carta, alla Lega potrebbe andar bene. Salvini sembra però scettico sulla possibilità di riuscire a portare a casa quella poltrona. E teme che, nel caso in cui l’Ue dica di sì, venga ridimensionata con una ridistribuzione delle deleghe più pesanti ad altri commissari.

Intanto il Capitano, in una strategia autodistruttiva per il paese ha pensato bene di accusare la Germania di aver ricattato l’Italia in fatto di migranti e quindi minacciato con un ben poco diplomatico: “Germania mezza avvisata, mezza salvata”.

La von der Leyen auspicava che le venisse proposta una figura tecnica di alto profilo e che l’indicazione fosse univoca: un solo nome. Troppo probabilmente per il numero uno di via Bellerio che poco prima che il premier incontrasse la presidente della commissione, gli ha fornito una rosa di tre ‘politici’.

Per il segretario del Pd, Nicola Zingaretti “In Europa e nel mondo non contiamo più nulla: dovevano cambiare tutto non trovano neanche un Commissario per rappresentarci.  In realtà c’è poco da ridere, l’egoismo di chi ci governa sta bombardando l’Italia di idee stravaganti confuse e spesso irrealizzabili. Senza un progetto, una visione una strategia e i risultati si vedono. Per questo noi ripartiamo dalle idee perché qualsiasi riscossa e costruzione di un’alternativa non può che partire da una visione e una idea di Paese. Il Pd ha iniziato a fare  proprio questo.”.

Sul fronte immigrazione, le parole della presidente della Commissione sono state di apertura. A Conte che le ha chiesto di “rivedere Dublino”, perchè “non è pensabile che il problema rimanga sulle spalle del Paese di primo arrivo”, ha promesso che i Paesi “geograficamente esposti”, cioè Italia, Spagna e Grecia, non saranno lasciati soli, annunciando “un nuovo patto per le migrazioni e asilo, una nuova soluzione”.

Ma dopo la stoccata agli Stati membri, ha fatto un implicito richiamo anche all’Italia: “Vogliamo che le nostre procedure siano efficaci, efficienti ma anche umane”, ha sottolineato, perchè “è fondamentale poter garantire la solidarietà, ma ciò non è mai un processo unilaterale”. Un passaggio che ha fatto fischiare le orecchie a qualche leghista.

Salvini in tutto questo sembra non avere fretta di risolvere la questione, del resto senza un Europa “brutta e cattiva” da incolpare la propaganda leghista si sgonfierebbe come neve al sole d’agosto, seppure sulla spiaggia del Papeete beach di Milano Marittima .

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