“Lo stallo ci costa 75 milioni al mese”. Parla il commissario alla Tav

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Intervista di Democratica a Paolo Foietta, Commissario del governo per l’asse Torino-Lione: “In ballo 2,5 mld. Bloccare l’opera più costoso che completarla”

“Abbiamo fatto i conti e tra penali, finanziamenti persi e soldi da restituire per il tratto già realizzato, bloccare oggi la Tav costerebbe all’Italia più che portarla a termine. In ballo ci sono costi complessivi per 2 miliardi e mezzo”.
A parlare con Democratica è Paolo Foietta, Commissario straordinario del Governo per l’asse ferroviario Torino-Lione.

Sulla Tav il governo è fermo all’analisi costi-benefici, ma è uno stallo a costo zero?
Io parlerei di traccheggio. Già l’annuncio che l’analisi costi benefici dell’opera si sarebbe conclusa in due settimane ci aveva fatto ridere, perché un lavoro del genere richiede un lavoro enorme. Dopodiché il governo ha fatto decadere la precedente struttura tecnica di missione, sostituendola con una commissione che è di fatto un monocolore No Tav, con cinque soggetti su sei selezionati sulla base della loro accertata fede come oppositori dell’opera. La commissione, di supporto al ministro, è stata incaricata dell’analisi costi-benefici della Tav ma anche di tutte le opere che il governo intende mettere in discussione, dalla Gronda di Genova alla Pedemontana, al Terzo valico. Dunque tutte persone che hanno in odio le ferrovie e che hanno come obiettivo il rilancio delle autostrade, son chiamate a valutare progetti già in corso, come la Torino-Lione, tra l’altro senza coinvolgere direttamente i maggiori finanziatori dell’opera, che sono la Francia e l’Unione europea.

È vero che, anche stando fermi, i costi per l’Italia scatteranno già a dicembre di quest’anno?
Tutto il progetto è già in fase di cantierizzazione, tutto è pronto per partire. Toninelli, però, ha scritto un post (dunque non un atto ufficiale) nel quale ha intimato alla Telt, la società italo-francese responsabile della realizzazione dell’opera, che se avessero proceduto con gli appalti lo avrebbe considerato un atto ostile. E la Telt, da quanto si è insediato il “governo del cambiamento”, ha deciso unilateralmente di sospendere le gare. Ii conti sono presto fatti: entro il 2019 sono già previsti 1 miliardo e 900 milioni di lavori. Di questi il 40%, ossia 813 milioni, sono finanziamenti europei già contrattualizzati per i quali la Telt prevede scadenze ben precise. Tra queste scadenze, c’era il termine ultimo di ottobre per la partenza delle gare, per poter arrivare a fare nel 2019 tutti i lavori previsti. Siamo già oltre quella scadenza, dunque verosimilmente per l’anno prossimo non riusciremo a completare lavori per 1,9 mld perdendo i soldi che l’Ue mette come cofinanziamento. Sulla base del crono programma, la Telt ha calcolato che se non partono le gare entro dicembre, perderemo 75 milioni al mese di finanziamenti europei. Una cifra che, ovviamente, crescerà con l’aumentare dei ritardi.

Oltre a perdere il cofinanziamento, l’Italia rischia di pagare delle penali?
Il contratto del Grant Agreement prevede penali tra il 2% e il 4% del totale del finanziamento Ue rispetto a colpe gravi in capo non solo a Telt, ma anche agli Stati. In più c’è una clausola che tutti ignorano: se viene accertata la malafede, gli Stati possono perdere per 5 anni la possibilità di ottenere finanziamenti per i corridoi europei, come ad esempio il Brennero.
E poi ci sono i soldi già versato da Francia e Ue. Quanto rischia di costare questa partita all’Italia?
I soldi già spesi, 1,5 mld per i 30 km già scavati, potrebbero essere richiesti indietro. Tra soldi già spesi, penali, cofinanziamenti che potrebbero perdersi e risorse per mettere a posto quanto già fatto, i conti dicono che ballano 2,5 miliardi. Dunque non fare l’opera costerebbe di più che portarla a termine.

Ma puntare sulle autostrade non è dannoso, anche per l’ambiente?
La verità è che non si capisce cosa vogliono fare, perché ad esempio nel contrato di governo ci sono impegni contrastanti con queste decisioni. La questione è pasticciata, stanno prendeno tempo, ma il tempo è finito e le decisioni vanno prese con atti e non con post su Fb o con letterine a Babbo Natale. Il ministro Toninelli non può intimare a Telt di sospendere le gare, senza assumersi responsabilità anche di fronte alla magistratura contabile.

È un ritardo voluto per arrivare ad affossare l’opera?
I patti internazionali vanno onorati, oppure vai in Parlamento e te ne assumi la responsabilità. Toninelli e M5S però hanno ben chiaro che su questo non hanno una maggioranza, dunque si ragiona su un criterio che è squisitamente elettorale.

Eppure, dopo la manifestazione Sì Tav di Torino, qualcosa si muove.
Questo governo non ha mai voluto neppure incontrarmi, ma non mi sento solo, anzi per strada spesso incontro gente che mi dice di tenere duro. La Tav è un’opera fortemente necessaria, e la percezione è che la maggioranza delle persone è stanca dei no, ed è quello che ha dimostrato Torino, con in piazza cittadini, categorie produttive e sindacati. L’8 dicembre si ritroveranno a Torino i No Tav da tutta Italia, cosa ben diversa da una manifestazione nata in maniera spontanea dal territorio. I piemontesi non amano che gli si venga a dire cosa fare, per questo quella No Tav di dicembre è un’iniziativa fallimentare già in partenza.

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