Stati Uniti al voto, per Trump l’esame midterm

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Si prevede un’affluenza ben al di sopra delle media per le elezioni di metà mandato: è l’effetto The Donald

I primi seggi per le elezioni americane di midterm hanno aperto sulla coste orientale degli Stati uniti. Dalle sei ora locale, le 12 in Italia, è possibile votare negli stati di Connecticut, Maine, New Hampshire, New Jersey, New York, Virginia, oltre che in Kentucky, nel centro del Paese. A seguire apriranno i seggi negli altri stati sui tre fusi orari degli Stati Uniti.

In palio 435 seggi della Camera, un terzo, 35, di quelli del Senato, e 36 poltrone di governatore, nella prima occasione di voto per gli americani dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza nel 2016. I democratici sono favoriti per riconquistare la maggioranza della Camera, mentre i repubblicani dovrebbero conservare o addirittura aumentare la ristretta maggioranza al Senato dove ora sono 51 contro 49 democratici. Ma l’incertezza è enorme e alcuni duelli decisivi sono dati ancora serratissimi nei sondaggi.

I primi risultati arriveranno dall’Indiana e dal Kentucky dopo la chiusura dei seggi alle 18 locali (mezzanotte in Italia). All’una italiana chiuderanno le urne in Florida, Georgia, nel resto dell’Indiana e del Kentucky, e in molte città di New Hampshire, South Carolina, Vermont, Virginia, seguite all’una a trenta da North Carolina, Ohio, West Virginia.

Il grosso dei dati arriverà dopo le due di notte italiane alla chiusura della urne in Alabama, Connecticut, Delaware, parte della Florida, Illinois, Kansas, Maine, Maryland, Massachusetts, Michigan, Mississippi, Missouri, New Hampshire, New Jersey, parte del North Dakota, Oklahoma, Pennsylvania, Rhode Island, South Dakota, Texas, Tennessee. Alle tre sarà la volta di Arizona, Colorado, Louisiana, Minnesota, Nebraska, New Mexico, New York, Wisconsin, Wyoming. Arriveranno di seguito i voti degli stati della West Coast e delle Hawaii. L’ultimo stato a chiudere le urne sarà l’Alaska, alle sei del mattino italiane.

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Col passare degli anni, questo appuntamento elettorale ha ottenuto un particolare valore politico: confermare o meno il consenso nei confronti del presidente in carica, e permettere così ai partiti di mettersi al lavoro in vista delle presidenziali che si terranno da lì a due anni.

Altro fatto sottolineato da vari media, è che le elezioni di midterm vedono generalmente una scarsa affluenza alle urne, che in media si attesta intorno ai quattro votanti su dieci. Le elezioni di quest’anno potrebbero contraddire questa tendenza e imporre un record, come sostengono varie testate americane, secondo cui alle urne potrebbero recarsi 35 milioni di elettori contro i 20 registrati nel 2014. Questo perché secondo alcuni osservatori tra cui il Pew Research Center, si sta assistendo a un “ritorno di impegno nella politica” da parte dei cittadini, con numerosi eventi e i comizi pubblici organizzati.

Sull’origine di questo fenomeno, qualcuno suggerisce “l’effetto Trump”, ossia l’impulso che molti cittadini hanno nel confermare o bocciare l’attuale inquilino della Casa Bianca. Oltre al “plebiscito” indiretto, queste elezioni potrebbero servire anche a scardinare la maggioranza che in questo momento i repubblicani hanno sia alla Camera che al Senato. Tanto più peso otterranno i Democratici, tanto più semplice sarà contrastare le politiche di Donald Trump.

Altra novità di queste elezioni è l’alta partecipazione femminile: con 256 candidate il voto di oggi potrebbe portare al Congresso il più alto numero di donne di sempre.

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