E tre. “Crescerete meno”, firmato Ue

Focus

Secondo la Commissione europea nel 2019 il Pil italiano “scenderà a +0,2%, considerevolmente meno di quanto anticipato” nelle previsioni autunnali (+1,2%)

Le ultime stime al ribasso sulla crescita rappresentano un quadro allarmante per il nostro Paese, al punto da risvegliare lo spread dai torpori delle ultime settimane. I dati della Commissione europea (Pil più basso dello 0,2% nel 2019) descrivono infatti un’Italia fanalino di coda dell’intera Ue. Il commissario europeo per gli Affari economici Pierre Moscovici ha spiegato come la revisione al ribasso sia legata soprattutto al calo della domanda interna e all’incertezza delle politiche del governo.
Stime e preoccupazioni da non sottovalutare, che si aggiungono al grido di allarme lanciato ieri dal Fondo monetario internazionale, secondo cui la crescita si fermerà addirittura allo 0,6 per cento. Anche gli analisti di Washington infatti si sono detti preoccupati per le scelte del governo arrivando perfino a parlare di rischio contagio per l’intera Europa. C’è infine il giudizio negativo di Bankitalia, che qualche giorno fa ha visto il Pil del 2019 in netta frenata.E se è vero che tre indizi fanno una prova, il quadro che ne esce fuori parla chiaramente di recessione. Eppure l’atteggiamento propagandistico assunto dal governo va in un’altra direzione, al punto da negare la recessione e minimizzare il contesto parlando di una semplice “battuta d’arresto”. Con il titolare del Tesoro che oggi tenta di ridimensionare il giudizio della Commissione Ue definendola “solo lievemente meno ottimista” sul Pil 2019 e che “ora è il tempo di agire”. Già, ma come, verrebbe da dire? Ci sarà una patrimoniale? Si continua a scongiurare “un’ipotetica manovra correttiva”, ma conti alla mano una modifica dei saldi di bilancio sta diventando sempre più necessarie. È piuttosto ovvio infatti che con un Pil meno consistente a risentirne sarebbero tutti i valori ad esso collegato, come debito e deficit. Con buona pace per il “boom economico” di cui qualcuno nei giorni scorsi si è riempito la bocca.

Con i numeri citati da Ue e Fmi si innescherebbero infatti una serie di criticità. A partire dalle meno risorse a disposizione per i cavalli di battaglia gialloverdi, che in quel caso minerebbero la sostenibilità dei conti pubblici. E intanto il debito pubblico aumenta e il rischio di un downgrade delle agenzie di rating rimane dietro l’angolo.

Ed è altrettanto chiaro come tutto ciò non faccia altro che generare tensione sullo spread, che oggi è salito sopra i 280 punti base per le vendite sul Btp decennale che ormai vede crescere il suo rendimento al 2,94%, ai massimi da circa un mese.

Insomma, un quadro non molto roseo e che oltretutto si aggiunge alle tensioni politiche che giorno dopo giorno aumentano all’interno dell’Esecutivo.

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