Stime Ue sui conti pubblici: procedura d’infrazione più vicina

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Le previsioni macroeconomiche avvicinano l’Italia alla procedura d’infrazione, se la Manovra non cambierà.

L’Italia rimane un sorvegliato speciale. Infatti lo stato dei conti pubblici nei prossimi due anni peggiorerà. Aumentano deficit e debito, secondo le previsioni le previsioni economiche d’autunno della Commissione europea. Le stime sono al ribasso: a cominciare dal rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo, che dall’1,7% per il 2018 previsto in primavera sale a 1,9%.

E’ vero ci sono modesti indici positivi della crescita (0,1% in più nel 2019 e nel 2020), ma il debito si deteriora. Il rischio è di entrare nel 2020 in procedure per deficit eccessivo a causa dello sfondamento del tetto del 3%, che vorrebbe dire ‘commissariamento’ fiscale e impossibilità di spesa ai sensi delle regole comuni.

Anche sul fronte economico, la Commissione europea appare assai più pessimista del governo Conte. In buona sostanza, Bruxelles non crede che il rilancio della spesa pubblica possa realmente aiutare. La crescita è prevista all’1,2% nel 2019 e all’1,3% nel 2020 – rispetto alle stime del ministero dell’Economia che punta rispettivamente all’1,5 e all’1,6 per cento.

Nel suo atteso rapporto di oggi, 8 novembre, lo stesso esecutivo comunitario sottolinea che le sue stime di crescita sono soggette a “levata incertezza” e a “intensi rischi al ribasso”. Tra le altre cose Bruxelles avverte che “un aumento prolungato dei rendimenti sovrani peggiorerebbe le condizioni di finanziamento delle banche, riducendo ulteriormente l’offerta di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe indurre un calo degli investimenti privati”.

Pierre Moscovici, spiega che proprio le differenti vedute sulla crescita e sulle spese per interessi legate al caro-spread generano a caduta tutte le divergenze di previsioni sugli altri saldi della finanza pubblica. E precisa che “le previsioni potrebbero cambiare, se dall’Italia ci manderanno un nuovo progetto di Bilancio, come abbiamo richiesto, nei prossimi giorni”.

 

Nessun contagio, ma rischi per le banche

Le prospettive per le finanze pubbliche in Italia hanno spinto gli spread dei rendimenti dei titoli sovrani italiani significativamente più alti negli ultimi mesi”, si ricorda nel documentoCiò nonostante “finora non è stato osservato alcun contagio verso altri Stati membri”. Tuttavia, avverte nell’introduzione il capo della direzione generale Ecfin, Marco Buti, “in Europa l’incertezza sulle prospettive per le finanze pubbliche in Italia ha portato a maggiori spread di interesse, e l’interazione del debito sovrano con il settore bancario è ancora preoccupante”.

Insomma l’andamento delle finanze pubbliche in Italia, paese con un debito elevatissimo,  saranno ancora sotto osservazione: evidentemente il pericolo per la stabilità della zona euro c’è ancora.

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