Di nuovo nel dimenticatoio. Il Sud perde lavoro e ricchezza

Focus

Dal 2017 persi al Sud un milione di posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione triplo rispetto al Nord. E il governo non ha una strategia

A oltre dieci anni dal 2017, annus horribilis che ha segnato l’inizio della più grave crisi economica del dopoguerra, e dopo due cicli economici segnati da altrettante riprese, il Sud si ritrova con un milione di posti di lavoro in meno e un tasso di disoccupazione che è tre volte quello del Nord e il doppio di quello del Centro, con una disoccupazione giovanile che in Campania, Sicilia e Calabria viaggia oltre il 52%.

È questo il bilancio con cui, in questo primo maggio, si trova a fare i conti il nostro Mezzogiorno, e con lui l’intero Paese. Una situazione che spacca l’Italia in due e che, come ha certificato due giorni fa Eurostat, pone il Mezzogiorno d’Italia tra le regioni europee con il più alto tasso di disoccupazione giovanile. Secondo l’istituto europeo di statistica, dunque, Campania, Sicilia e Calabria si collocano negli ultimi dieci posti su 280 regioni monitorate nel 2018, dove la media della disoccupazione fra i giovani è del 15,2%.

Una situazione che non migliora se si passa ad analizzare la disoccupazione nel suo complesso, che sempre per l’istituto europeo di statistica vede ben cinque regioni italiane – oltre a Campania, Sicilia e Calabria, anche Puglia e Sardegna -, doppiare la media europea, con tassi che superano il 13,8% e che arrivano al 17,8% nel Sud e al 19,8% nelle isole.

Una situazione anticipata già nel rapporto Svimez per il 2018, in cui l’associazione per lo sviluppo nel Mezzogiorno aveva lanciato l’allarme di una possibile “grande frenata” del Sud, nel quadro di rallentamento e profonda incertezza della dinamica dell’economia nazionale.

Una preoccupazione confermata anche in occasione della presentazione del Def, quando il direttore di Svimez Luca Bianchi, nell’audizione di una decina di giorni fa davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha affermato che con “un’Italia che si ferma”, dopo quattro anni in cui si era visto un inizio di ripresa, al Sud “torna il segno meno”.

Secondo Svimez il Pil del Mezzogiorno è previsto in discesa di almeno due decimi di punto; un calo non compensato dagli effetti del Reddito di cittadinanza, che per quanto più impattante al Sud per la maggiore presenza di beneficiari, non inciderà sul Prodotto interno lordo di quelle regioni per più dello 0,14%.

Un quadro recessivo determinato soprattutto dall’impatto sui redditi del calo tendenziale dell’occupazione, con una percentuale che secondo l’Istat, nel terzo e quarto trimestre del 2018 è passata da +0,3% a -0,2%.

Insomma, secondo quanto registrato da tutti gli indicatori, la forbice tra Nord e Sud sta tornando a divaricarsi, dopo quattro anni in cui le dinamiche di sviluppo dei due estremi del Paese, pur nelle difficoltà, erano risultate sostanzialmente allineate.

Un quadro estremamente preoccupante, al quale il governo Lega-M5s, al netto della propaganda che vorrebbe la povertà sconfitta e il 2019 un anno bellissimo, non ha finora opposto alcuna strategia di lungo o medio periodo, con il Mezzogiorno che anzi è risultato il grande assente di questi primi mesi di gestione pentastellata.

All’appello manca soprattutto una politica per gli investimenti, un gap che sempre secondo le previsioni di Svimez difficilmente verrà compensato dallo “Sblocca cantieri” e dal “Decreto crescita”, i cui effetti si ipotizzano al contrario piuttosto modesti.

A far discutere anche il Bonus Sud 2019, lungamente atteso e appena istituito, che però nella versione finale ha riservato la sorpresa di concedere l’esonero contributivo solo per gli assunti dal 1 maggio in poi, tagliando fuori i rapporti di lavoro da gennaio ad aprile.

Una rimozione denunciata dal Pd, con Nicola Zingaretti che ha parlato di un Sud svenduto sull’altare di un patto di potere tra gli alleati di governo. Il segretario del Pd ha richiamato alla necessità di rimettere il Mezzogiorno al centro dell’agenda politica, a partire dalle politiche per il lavoro e per le infrastrutture, con un patto di rinascita e un progetto di riscatto che unisca il Sud al Nord dell’Italia, perché “l’Italia si salva insieme o non si salva”.

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