Sui rider una scelta pericolosa. Siamo tornati al cottimo

Focus

La cosa più logica era applicare ai rider il contratto della logistica

Il Decreto varato dal Consiglio dei ministri di ieri, tra le varie cose, contiene anche una normativa sui rider. Dopo un anno di attesa, per quanto riguarda il salario, la delusione è evidente. Non solo: se quello che viene riportato dalle agenzie corrisponde a verità, siamo tornati al cottimo.

Questa scelta del Governo è sicuramente controproducente, ma anche pericolosa. Questi lavoratori verranno inquadrati come collaboratori etero-organizzati, come prevede il Jobs Act? Questa scelta, pur conservando il carattere autonomo della prestazione, darà loro alcune tutele di base tipiche del lavoro subordinato: se ci limitassimo a malattia e infortunio, come prevede il Governo, sarebbe un arretramento.

La possibilità, per i rider, di accedere a diritti tipici del lavoro subordinato, non solo è auspicabile, ma è una tendenza già anticipata da leggi Regionali (vedi Lazio), accordi aziendali (Runner pizza) e sentenze (corte di appello di Torino), che hanno individuato tutele molto più avanzate di quelle ipotizzate dal Decreto del Governo. Questo avviene anche in Europa.

Quello che stupisce è che il rider avrà, secondo Di Maio, una retribuzione calcolata in base alle consegne effettuate e riconosciuta a patto che, per ogni ora lavorata, il lavoratore accetti almeno una chiamata. Vuol dire essere sempre a disposizione? È una nuova modalità di lavoro a chiamata? Di Maio ha fatto una norma a favore delle aziende o dei lavoratori?

La montagna, forse, ha partorito l’ennesimo topolino. Dopo tante parole sul salario minimo, questo era davvero l’unico caso nel quale questo strumento poteva avere un senso. In attesa di fare la cosa più logica: applicare ai rider il contratto della logistica.

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