Sulla crisi della socialdemocrazia

Focus

Una riflessione s’impone a proposito della caduta della socialdemocrazia per antonomasia, quella tedesca

Non mi hanno mai convinto i profeti della fine delle socialdemocrazie. Crisi, del resto, non significa fine. Però una riflessione s’impone almeno a proposito della caduta della socialdemocrazia per antonomasia, quella tedesca. Dal programma di Gotha a quello di Erfurt, da Bad Godesberg al “nuovo centro” di Schröder, essa affonda le proprie radici nel XIX secolo e sembrava proiettarsi nel ventunesimo. Quante vicende, quanti affanni, quanti drammi hanno caratterizzato la sua vicenda e, con essa, quella dell’intero movimento operaio e della sinistra! Nomi come Lassalle, Kautsky, Bernstein e, più vicini a noi, Brandt e Schmidt appartengono alla storia con la maiuscola: a quella delle idee e a quella politica.

I “trenta gloriosi anni” del secondo dopoguerra si sono conclusi da molto tempo, ormai. Il mito dello Stato sociale è tramontato e tanti autorevoli osservatori hanno provato a suggerire vie nuove, nuovi approcci volti a cogliere le spinte dell’oggi e a intercettare istanze, bisogni, domande emergenti, come quelle relative alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile. Dinanzi a ciò, mi viene tuttavia in mente quello che ebbe a dire, fra gli altri, Peter Glotz, che dell’Spd è stato un dirigente acuto e autorevole: “la petroliera non è un surf”.

Fuor di metafora, un partito tradizionale di massa non ha l’agilità e la prontezza per rispondere tempestivamente alle esigenze di una società che muta con ritmi senza precedenti. Non c’è più tempo, forse, per i riti di una volta e per le discussioni interminabili, non c’è più spazio per dibattiti e conflitti intestini tanto sofferti quanto, almeno in apparenza, inconcludenti.

Occorre dunque rassegnarsi alla politica effimera degli slogan e dei cinguettii telematici? Non credo. Accanto ai “comitati elettorali”, ai “partiti-azienda” o al “partito-petroliera” social-burocratico vi devono pur essere altre forme per organizzare la partecipazione alla vita pubblica. Una partecipazione e un coinvolgimento dei cittadini che vadano oltre lo schermo e la tastiera, un’opera tenace di tessitura in grado di far emergere idee e progetti nel campo del possibile. E a tal fine il Pd, con altri, può continuare a offrire un prezioso contributo.

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