Sulla Tav i Cinque Stelle giocano con il futuro del Paese

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Il Movimento, con il colpevole silenzio della Lega, stretto tra propaganda e realtà. Vuole scavallare le elezioni europee per non perdere voti, ma non è così semplice

Un gran pasticcio. Ecco ciò che sta combinando il governo (anche) sulla questione Tav. E mentre oggi Toninelli, il ministro delle gaffe, torna a sventolare il vuoto mantra dell’analisi costi benefici, arriva l’allarme di Confrtrasporto, dopo la notizia del rinvio al 2019 dei tre bandi che dovevano coincidere con l’inizio dei lavori per la realizzazione del tunnel. “All’orizzonte – sostiene Paolo Uggè, vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto – potrebbe esserci una trappola per l’Italia. L’annuncio di voler riconsiderare i costi e benefici per dare il via libera ai lavori, di fatto prolungherà i tempi di realizzazione delle opere con il conseguente ritardo del trasferimento del trasporto merci dalla strada alla ferrovia”.

“Questo – aggiunge – consentirà ai governi francese e austriaco di sostenere che il traffico pesante continuerà a penalizzare le zone turistiche e l’ambiente, quindi diverrà necessario introdurre limitazioni e ostacoli alla circolazione dei mezzi pesanti”. E insiste: “Servono altre riflessioni per evidenziare come la questione Tav, Brennero e Terzo valico debbano diventare prioritarie nelle scelte di politica economica del governo?”.

Evidentemente sì. Perché i Cinque Stelle, con il colpevole silenzio della Lega, sono stretti tra due fuochi, quello della propaganda e quello della realtà. Da una parte devono fare i conti con i voti che hanno preso anche grazie alle promesse fatte ai No Tav, dall’altra fanno finta di appellarsi all’analisi costi benefici, pur sapendo che l’Italia ha molto più da perdere che da guadagnare con un’archiviazione dell’opera. La sensazione, confermata anche dall’incontro di oggi di Conte, Di Maio, Toninelli e Castelli con 13 associazioni di imprenditori pro-Tav, è che vogliano scavallare le elezioni europee per evitare ripercussioni elettorali.

Ma giocano con il fuoco. Intanto perché la Francia ha già fatto sapere di non essere disposta a rinviare “a data da destinarsi”. E poi, soprattutto, perché un altro slittamento rischia di avere pesanti ripercussioni economiche, provocando la perdita dei fondi Ue. E calcolando che i tentennamenti stanno già facendo perdere al Paese circa 75 milioni al mese, non c’è di che gioire.

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