Sulla von der Leyen i dubbi di socialisti e verdi

Focus

A rischio l’accordo di maggioranza tra i gruppi principali

Nel day after dell’elezione di David Sassoli allo scranno più alto di Strasburgo, l’attenzione politica torna sulle nomine legate alla Commissione europea. Il gruppo dei socialisti e democratici non ha intenzione di votare la merkeliana di ferro Ursula Von der Leyen, in quanto la ritiene premonitrice di politiche austere. “Non appoggeremo nessun candidato che voglia l’immobilismo sulle riforme della goverannce economiche, sulle politiche sociali, sui cambiamenti climatici”, dice la presidente del gruppo dei S&D, Iraxte Garcia Perez, commentando il pacchetto di nomine che rappresenteranno il nuovo corso di Bruxelles.

Secondo la Perez, Frans Timmermans sarebbe stato l’uomo giusto per il cambiamento in Europa: “È stato scartato perché difendeva i valori dell’Unione e della legalità”, ha spiegato Perez, criticando l’attitudine dei capi di Stato e di governo che ha portato alla scelta di Ursula von der Leyen come candidato presidente alla Commissione. L’attacco della capogruppo dei Socialisti in questo senso è abbastanza duro: “Non è coerente venire qui a presentare la decisione del Consiglio e dire che poi che si deve votare a favore di questa”, ha evidenziato.

Anche i verdi sono rimasti molto delusi dalle decisioni del vertice Ue sulle nomine, non perché si aspettassero di avere uno dei posti di vertice delle istituzioni europee, ma piuttosto perché – ha spiegato il capogruppo Lamberts – avevano creduto fortemente nella possibilità di “forgiare un contratto basato su tre urgenze: ambientale, sociale e democratica”, sostenuto dai gruppi politici europeisti.

Al punto che lo stesso ex presidente del Consiglio Donald Tusk ha rivolto oggi a Strasburgo un accorato e irrituale appello ai capi di Stato e di governo dell’Ue affinché si faccia di tutto per far rientrare i Verdi nel gioco delle nomine istituzionali e nella coalizione di maggioranza che sosterrà il prossimo Esecutivo comunitario.

La preoccupazione generale che sta in queste ore emergendo riguarda le possibili defezioni nella coalizione dei tre maggiori partiti europei, Ppe, Socialisti e Democratici (S&D) e Liberali (“Renew Europe”) che teoricamente dovrebbero votare a favore di von der Leyen, il 16 luglio a Strasburgo, quando sarà necessaria la maggioranza assoluta di 376 voti per eleggerla alla guida della Commissione. I tre gruppi politici insieme avrebbero 444 voti, ma ieri l’italiano David Sassoli (S&D) è stato eletto alla presidenza dell’Europarlamento con soli 345 voti, 100 in meno di quelli che teoricamente avrebbe dovuto raccogliere se, oltre ai socialisti, avessero votato per lui tutti gli eurodeputati degli altri due gruppi della coalizione, Ppe e Renew Europe, che non avevano presentato propri candidati.

Intanto in mattinata, la Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo (i capigruppo politici più il presidente dell’Assemblea) ha deciso di convocare Ursula von der Leyen per mercoledì prossimo. Von der Leyen, che ha già incontrato i presidenti uscenti del Consiglio europeo, Donald Tusk (ieri a Strasburgo) e della Commissione Jean-Claude Juncker (stamattina a Bruxelles), dovrà essere confermata dal voto di almeno 376 eurodeputati, la maggioranza assoluta degli eletti.

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