Diritti calpestati in nome del denaro: polemiche sulla Supercoppa

Focus

Proteste per la decisione della Lega di serie A di mettere in vendita biglietti per tribune riservate a soli uomini allo stadio di Jeddah, in Arabia Saudita

La Supercoppa italiana sta sollevando polemiche e proteste. Per la finale Juventus-Milan, in calendario il 16 gennaio in Arabia Saudita, un settore del King Abdullah Sports City Stadium di Gedda sarà riservato agli uomini, un altro alle famiglie, dove potranno trovare posto le donne.

Un vero e proprio caso di apartheid, insomma, con le donne discriminate rispetto agli uomini. Per incassare il lauto compenso che gli arabi pagheranno per avere la finalissima in casa loro, la Lega calcio di serie A italiana dovrebbe, infatti, accettare le regole imposte dall’Arabia Saudita, uno stato dove soltanto a fine giugno di quest’anno è caduto il divieto di guida per le donne e dove rimangono forti le discriminazioni basate sul sesso. Fino a poco tempo fa, nel paese arabo l’ingresso alle donne allo stadio era del tutto vietato, mentre ora è consentito ma, appunto, in settori separati.

Le voci di protesta si sono levate immediatamente sia dal mondo politico, sia da quello dei sindacati e delle associazioni. L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Rai, più volte aveva criticato la scelta della Lega di disputare la finale in Arabia Saudita, in particolare dopo il barbaro assassinio di Kashoggi, e aveva rimarcato che “Per la Lega Calcio i soldi contano più dei diritti civili. Avevamo chiesto di fermarsi, di non andare a giocare in Arabia Saudita. Ma niente. I milioni di euro messi sul piatto dal regime saudita hanno convinto il Calcio italiano a girarsi dall’altra parte”. Oggi, l’Usigrai interviene ancora, sottolineando che la Lega accetta regole contrarie alla Costituzione italiana.

Anche l’ex ministro dello Sport Luca Lotti era intervenuto, a fine ottobre 2018, per criticare la scelta di giocare nel paese saudita e oggi ha ribadito le critiche: “Più di due mesi fa avevo lanciato l’allarme sulla finale di Supercoppa italiana in Arabia Saudita. Oggi non posso che unirmi a quanti, in queste ore, stanno esprimendo la loro preoccupazione. Chi ama il calcio rifiuta tutte le barriere culturali. Sempre”.

Un altro esponente del precedente governo, l’ex ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, sottolinea: “Da donna e da tifosa juventina chiedo a Juventus e Milan di rifiutarsi di scendere in campo per la Supercoppa Italiana se non sarà garantito alle proprie tifose un trattamento paritario e il rispetto dei nostri valori fondamentali”.

Protestano tanti parlamentari dem, come Alessia Morani che su Twitter scrive: “mi stupisco che si possa anche solo pensare che alla Supercoppa Italiana le donne debbano essere accompagnate per assistere alla partita. Si fermi questa vergogna”, o come l’eurodeputata Pina Picierno che affida ai social il suo pensiero: “Le donne alla Supercoppa Italiana Juventus-Milan possono andare allo stadio solo se accompagnate dagli uomini? Calpestare così i diritti delle donne, a prescindere dalla partita, è già di per sé un pessimo spettacolo. Le squadre prendano le distanze”.

Dalla Lega calcio, per ora, nessuna reazione: rimane il comunicato n. 19 di ieri 2 gennaio, in cui, come se fosse la cosa più normale di questo mondo, si danno indicazioni su come acquistare i biglietti: “selezionare la categoria di biglietto desiderata (i settori indicati come “singles” sono riservati agli uomini, i settori indicati come “families” sono misti per uomini e donne)”. E, per la cronaca, sono stati già venduti 50.000 biglietti in uno stadio da 62.000 posti: segno che, ancora una volta, il denaro ha la meglio sui diritti.

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