Tagli all’editoria, Giacomelli: “Ecco perché le tv locali fanno paura al governo”

Focus

L’informazione, la pluralità di voci, il diritto di cronaca sono a rischio per i tagli lineari decisi dal governo

L’informazione, la pluralità di voci, il diritto di cronaca. Se tutte queste cose non vi interessano, non preoccupatevi e dormite sonni tranquilli. Se, invece, credete che conoscenza e consapevolezza siano la base della democrazia del nostro Paese, dovreste seriamente essere presi dall’ansia.

Il governo ha, infatti, confermato nel Consiglio dei Ministri l’azzeramento graduale dei contributi all’editoria. Nella risoluzione di maggioranza sul Def è tutto scritto nero su bianco: “Un graduale azzeramento a partire dal 2019 del contributo del Fondo per il pluralismo, quota del Dipartimento informazione editoria”.

In poche parole ci troviamo di fronte al rischio di un intervento di ordine strutturale che con una sforbiciata netta taglierà i contributi all’editoria colpendo l’informazione e il diritto dei cittadini di essere informati.

Insomma sarà da lì che il governo vuole attingere fondi  e risorse. Ma a molti la decisione appare più che una misura di contenimento della spesa, un affronto diretto all’articolo 21 della Costituzione Italiana.

Antonello Giacomelli, deputato Pd ed ex sottosegretario alle Comunicazioni non usa mezzi termini e definisce tale scelta “un attacco al senso di civiltà e alla qualità di vita”.

Giacomelli, come mai è così preoccupato?

Sono allarmato non solo dall’azzeramento graduale dei contributi per l’editoria, ma dal cosiddetto combinato disposto: l’annuncio fatto in contemporanea dal Ministro Tria secondo cui non sono previsti contributi per le emittenti locali.  Trovo che ci troviamo di fronte ad un segnale inequivocabile.

Un segnale di cosa, scusi?

Semplice. Il governo ha scelto di impoverire il panorama informativo italiano mettendo a rischio un intero settore. E sinceramente individuo in tale scelta politica un fastidio, nemmeno troppo velato, nei confronti dell’informazione libera. Mi spiace soprattutto perché avevamo avviato con Luca Lotti un percorso in cui i contributi pubblici all’editoria erano legati a progetti di  innovazione, digitalizzazione e consolidamento delle professionalità. Ora mi sembra che questo meccanismo virtuoso sia stato gettato via, senza nemmeno troppi rimorsi, a favore della solita sforbiciata volta a recuperare risorse.

In un periodo storico in cui l’informazione sul web (e non solo) è spesso inquinata dalle fake news che valore ha l’informazione locale?

Fondamentale, direi. Il mondo delle emittenti locali è variegato e ogni singola esperienza va giudicata in base al lavoro svolto. L’informazione capillare è però una condizione imprescindibile per un Paese che si definisce civile. Non è scontato ricordare che sono queste realtà a fornire ai cittadini quelle notizie che spesso e volentieri i grandi network e testate non riescono a coprire. Tanto più che l’informazione vive già di per se un momento di crisi per il rinnovamento dei linguaggi e dei mezzi di diffusione delle news e quindi qualsiasi taglio lineare non sarebbe una buona scelta.

Che conseguenze ci saranno per il settore?

Innanzitutto si avranno ripercussioni non solo in termini di pluralismo delle voci, ma anche dal punto di vista sociale ed economico con centinaia di lavoratori che rischiano di perdere il posto. Lo ribadisco: ogni euro speso in informazione è un euro speso per il senso di civiltà e per la qualità della vita dei cittadini. Senza informazione non possiamo considerarci davvero liberi.

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