Il governo delle tasse

Focus

Nel 2020 previsto un significativo aumento della pressione fiscale. Tria nel Def scrive che sarà necessaria “l’individuazione di coperture di notevole entità”

“Il profilo delineato per l’indebitamento netto, anche alla luce degli oneri necessari al rifinanziamento delle cosiddette politiche invariate (missioni di pace, pubblico impiego, investimenti), richiederà l’individuazione di coperture di notevole entità. La legislazione vigente in materia fiscale viene per ora confermata nell’attesa di definire le misure alternative di copertura e di riforma fiscale nel corso dei prossimi mesi, in preparazione della Legge di Bilancio 2020”.

Questo è quello che scrive il ministro dell’Economia nella prefazione al Def 2019. Un messaggio chiaro, che fa capire il quadro della situazione. Le tasse nei prossimi anni aumenteranno, ma nel caso in cui non si trovassero i 23 miliardi di clausole Iva da disattivare nel 2020, aumenterebbero in modo esponenziale. A farne le spese naturalmente sarebbero principalmente coloro che hanno un reddito basso, visto che l’aumento dell’Iva provocherebbe un immediato aumento dei prezzi.

Nel Def il governo annuncia che dal 2020 ci sarà una stangata per i contribuenti italiani. Infatti il prossimo anno la pressione fiscale dovrebbe attestarsi al 42,7% (era al 42% con il governo Gentiloni), mentre nel 2021 al 42,5%. Come si vede nella tabella pubblicata da Luigi Marattin la pressione fiscale nel 2019 sale.

Flat Tax più no che sì

Ma nel Def è stata inserita la promessa di una riforma fiscale che porti ad una Flat Tax. Naturalmente questa riforma avrebbe un costo non indifferente. Le stime parlano di circa 17 miliardi a carico dello Stato, che già deve trovare 23 miliardi per disattivare le clausole di salvaguardia e scongiurare un aumento dell’Iva.

La proposta di Flat Tax formulata dalla Lega, senza correttivi, avvantaggerebbe i nuclei monoreddito o quelli con forte discrepanza tra i due stipendi. Una misura che penalizza le famiglie e che rende conveniente il divorzio.

Conte: “L’Italia è diventata fragile”

Dopo mesi di roboanti annunci – ricordiamo la celebre frase “il 2019 sarà un anno bellissimo” – anche il premier Conte torna sulla terra. In un colloquio con il quotidiano La Stampa ammette che “l’economia va male”, ma dice di non voler fare “politiche di austerity”. Il premier continua per la sua strada dicendo che il governo “fino ad oggi ha seminato, ora dobbiamo raccogliere i frutti delle misure già adottate”. E sulla Flat Tax dice che “si farà, perché è nel programma di governo, ma non si farà subito e saranno interventi progressivi”.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli