Salvini tentato dalla strappo: Tav e trivelle le “scuse” per rompere

Focus

Il ministro dell’Interno è irritato dall’autonomia di Conte e medita di staccare la spina

Ce lo eravamo chiesto lo scorso anno e continuiamo a chiederlo anche oggi: come può un governo diviso su tutto continuare a governare insieme? Ogni giorno sembra essere arrivati al capolinea. Anche oggi nuove frizioni all’interno della maggioranza giallo-verde agitano la politica, mentre il Parlamento rimane bloccato in attesa che si trovi, l’ennesima, intesa. E tutto viene rinviato.

Il decreto su reddito di cittadinanza ma anche Quota100 non saranno discussi nel cdm convocato per oggi, forse se ne riparlerà la prossima settimana. Ufficialmente è “colpa” della ragioneria di Stato che ha bisogno di più tempo ma le voci sempre più insistenti, parlano invece di una tensione troppo alta tra i due viceministri e il Presidente del Consiglio. Matteo Salvini non ha ancora digerito l’autonomia che si è preso Conte sulla questione migranti e si è sentito scavalcato.

Tornato da Varsavia, dove non ha potuto esimersi di incontrare il suo omologo ancora con la giacca della Polizia, il ministro dell’Interno è intervenuto a “Porta a Porta” puntellando gli alleati su molti temi temi, a partire dal tema trivelle.

“Trivellare vicino alla costa no, ma dire di no a ricerche in mezzo al mare per partito preso rimettendo in discussione contratti già fatti non mi sembra molto intelligente. Noi l’energia la paghiamo molto più cara rispetto agli altri. Ok alla tutela dell’ambiente, ma non possiamo far finta che il mondo si sia fermato”, ha spiegato il leader leghista. Un duro monito al Movimento 5 stelle che su questi temi sta giocando la carta della credibilità con i suoi elettori e che ha presentato un emendamento al dl Semplificazione allo scopo di bloccare le autorizzazioni nel mar Jonio. E infatti non tarda ad arrivare la reazione grillina: “Solo qualche mese fa la Lega era super determinata e in fin dei conti e fermarle significa più lavoro e meno inquinamento”, ha scritto in un tweet il sottosegretario M5s agli Esteri, Manlio Di Stefano. Un post accompagnato dalla fotografia di Salvini che indossa la maglietta con lo slogan “Stop trivelle”. Ma la coerenza non è cosa di questo governo (lo sanno bene anche i grillini).

Altre tensioni si registrano anche sul progetto della Torino-Lione, su cui si profila il no alla Tav da parte dei tecnici che hanno redatto l’analisi costi benefici. Salvini dice: “O è un ‘no’ ben motivato o chiediamo un parere agli italiani”. Avanza quindi l’ipotesi di un referendum consultivo sul progetto infrastrutturale. Un’ipotesi che sembra spaventare i grillini: nel contratto di governo tra M5s e Lega c’è scritto “ridiscutere integralmente l’opera, quello che stiamo facendo per la prima volta consapevolmente”, ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. E ha aggiunto: questo “perché non voglio far spendere ai cittadini soldi che potrebbero essere spesi meglio”.

Eppure dal nord l’idea del referendum sembra piacere a molti. Il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha fatto sapere che ora “il Governo non ha più alibi: in dati tecnici ci sono, li completi e decida. Se dirà no alla Tav, chiederò al Consiglio regionale di indire con apposita legge un referendum consultivo al quale, se lo riterranno, potranno unirsi i colleghi di Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta, e Liguria, in modo da avere una grande giornata in cui tutto il Nord Italia si pronunci su un eventuale decisione di bloccare la Tav”.

Una posizione quella di Chiamparino condivisa anche dai governatori di Lombardia Attilio Fontana e del Veneto, Luca Zaia: per il primo “la Tav è un’opera che serve e che va fatta. Se per raggiungere questo obiettivo è necessario un referendum faremo anche questo”. Mentre Zaia si dice favorevole alla consultazione popolare: “Giusto che i cittadini dicano la loro”. “Se fare il referendum significa andare al ‘vedo’ – aggiunge Zaia – bene, si faccia. Una consultazione sarebbe una fatica in più, visto che dalle nostre parti c’è un’attenzione favorevole unica sulle grandi opere. Tuttavia, se servisse, avanti tutta!”.

 

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