Salvini annulla i comizi e blocca i suoi a Roma. Pd: Conte al Quirinale

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il capo leghista punterebbe al rimpasto ma non si può escludere un’accelerazione verso le urne

L’aria di crisi è sempre più palpabile. Se non fosse bastata la giornata di passione vissuta dai gialloverdi al Senato con le mozione sulla Tav o l’sms di allerta mandato da Salvini ai suoi scoperto da Democratica (“Non lasciate Roma”) altri segnali della crisi di governo arrivano direttamente per così dire dalla spiaggia: Salvini infatti ha deciso di annullare la prima tappa estiva del suo tour balneare.

D’altra parte la crisi politica è aperta. Bisognerà vedere se ne seguirà una crisi formale, di governo. Questo è l’interrogativo di queste ore. Cosa vuole, esattamente, il capo leghista? L’ipotesi più gettonata è quella di una fortissima pressione per un rimpasto che sacrifichi Toninelli e la Trenta, confidando nella remissività di un M5S sempre più a pezzi, dando vita ad una simil-monocolore leghista.

Ma non si esclude – si ragiona al Nazareno – che Salvini abbia interesse a andare alle urne con l’obiettivo di spazzare via una volta per tutte le nubi legate al caso Moscagate.

In questa incertezza si interpretano le frasi, anche le mezze frasi.

Il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, ripete che “ora le valutazioni le farà Salvini”, che “si apre una questione politica, su questo non c’è dubbio, ci saranno conseguenze”. Crisi aperta formalmente? “Certo. Più di così…”, afferma un sottosegretario del partito di via Bellerio. Aria di fine lavori in Parlamento per tutta la mattinata. Il voto sulle mozioni sulla Tav richiama il pubblico delle grandi occasioni. “Non mi sembra che qui i senatori siano spaventati…”, osserva Ghedini. Ma nel Movimento 5 stelle la preoccupazione è subito altissima.

Ad invitare a prendere atto della situazione c’è Nicola Zingaretti: “La seduta del Senato – scrive su Facebook il segretario Pd – ha dimostrato in maniera assolutamente evidente che il Governo non ha più una maggioranza. La Tav non è solo una fondamentale infrastruttura utile allo sviluppo del Paese. Ma è anche figlia di accordi e trattati internazionali. Un governo non può non avere una sua maggioranza in politica estera e questo governo non ce l’ha”. Dunque, “il presidente Conte si rechi immediatamente al Quirinale dal Presidente Mattarella per riferire della situazione di crisi che si è creata. L’Italia ha bisogno di lavoro, sviluppo, investimenti e ha bisogno di un governo che si dedichi a questo e non ai giochi estivi di Salvini e Di Maio contro gli italiani”.

“Ma non è solo questione di poltrone. È un problema di temi. E di riforme e opere bloccate”, insistono gli ‘ex lumbard’. Quel segnale di discontinuità che Salvini si aspetta potrebbe non arrivare, anche perché – spiegano fonti parlamentari M5s – il Colle non si presterebbe ad operazioni che mettano a rischio la legge di bilancio. Sta di fatto che un senatore pentastellato osserva che il Movimento 5 stelle farebbe fatica a gestire una fase del genere. Alle 17 si vedranno i senatori, alle 21 Di Maio riunirà i suoi.

Il voto sulla Tav

Stamattina l’apice dello scontro nella maggioranza, con il M5s contrario e la Lega favorevole è iniziato con la mozione del M5s, che intendeva fermare il via libera dato dal governo alla realizzazione dell’opera. Il testo grillino è stato presentato dalla senatrice Elisa Pirro, cui sono seguiti gli interventi di Margiotta (Pd), Nencini, De Bertoldi (FdI), De Petris (LeU), Pichetto Fratin (FI). Il Senato ha bocciato le mozioni contrarie (M5s, Leu), mentre sono state approvate le quattro mozioni che impegnano il governo ad andare avanti, tra cui quella presentata dal Partito democratico. Gli scambi di frecciatine tra i due partiti di maggioranza sono stati evidenti anche in dichiarazione di voto. Diverso l’approccio politico dei due partiti. Se il M5s con Patuanelli ha precisato che il voto non avrà conseguenze sul governo, Romeo della Lega ha esplicitamente affermato che delle conseguenze ci saranno. E a chi gli ha chiesto se è crisi ha risposto: “Sono valutazioni che fa Salvini”.

In tutto le mozioni sulla Tav erano sei: una M5s, una Pd, una Forza Italia e una FdI, piu’ due del Misto (una +Europa e una Leu). Solo due mozioni, precisamente quella di M5s e Leu, erano contrarie alla realizzazione della Torino-Lione. Le altre mozioni erano tutte a favore. La Lega non ha presentato una sua mozione, ma ha votato sì a tutte le mozioni a favore dell’opera. E’ stata bocciata la sola mozione del M5s. Le altre sono state approvate. L’unica mozione non messa in votazione è stata quella di Leu, in quanto, avendo l’Aula già bocciato quella dal contenuto simile dei pentastellati, è decaduta. Questi i voti incassati dalle varie mozioni: M5s 110 sì, 181 no. Pd: 180 sì, 109 no, 1 astenuto. +Europa: 181 sì, 107 no e 1 astenuto. FdI: 181 sì, 109 no e 1 astenuto. FI: 182 sì, 109 no e 2 astenuti.

Dopo il voto arriva il commento del segretario dem Zingaretti: “La seduta del Senato ha dimostrato in maniera assolutamente evidente che il Governo non ha più una maggioranza. La Tav non è solo una fondamentale infrastruttura utile allo sviluppo del Paese. Ma è anche figlia di accordi e trattati internazionali. Un governo non può non avere una sua maggioranza in politica estera e questo governo non ce l’ha. Il Presidente Conte si rechi immediatamente al Quirinale”.

Paola De Micheli insiste sulla crisi di governo: “Il M5S sta deflagrando e sta andando in mille pezzi. Oggi voteranno in Senato contro il loro governo e contro il loro premier. Di Battista lo dice chiaramente: la mozione contro la Tav presentata da Di Maio e dal M5S è stata presentata per aprire la crisi di governo. Sono ridicoli e in confusione mentale. In tutto questo il premier Conte si rifugia in un silenzio assordante che ci auguriamo finisca un minuto dopo il voto al Senato presentandosi al Quirinale”.

Andrea Marcucci sottolinea in dichiarazione di voto la presenza di Matteo Salvini, che da tempo non si vedeva in Aula. E sottolinea anche il fatto che dopo tanto tempo sui banchi del governo ci sono rappresentanti di Lega e M5s insieme, qualcosa di nuovo nell’ultimo periodo. Ma il capogruppo dem, ha sottolineato le contraddizioni del governo e il fatto che una maggioranza non esiste più: “Il Pd ha voluto l’opera quando era al governo e continua a volerla ora che è all’opposizione. Se la maggioranza su questo non c’è più il presidente del Consiglio deve andare dal Presidente della Repubblica a dimettersi. Non è sufficiente sostituire il ministro Toninelli”.

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