Tav, il vertice di governo decisivo (che non decide)

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Il premier esclude una crisi nella maggioranza, ma lo scontro sulla Tav è evidente

La Tav è sempre di più la grande spina nel fianco dell’attuale esecutivo gialloverde. “Affronteremo il tema in modo trasparente, prenderemo la decisione migliore per l’interesse nazionale” dice il premier Conte al termine del summit con i vice Di Maio e Salvini, presente anche il ministro Toninelli.

Parole che rinviano (nuovamente) la questione. E che secondo molti potrebbero essere il segnale dell’intenzione di rinviare la partita al post europee: “Siamo in dirittura d’arrivo, nel percorso finale, quello politico. Oggi c’è stata la prima riunione politica, abbiamo iniziato l’analisi costi benefici. Domani sera, alle 8:30, riunione con i tecnici a oltranza. Entro venerdì prenderemo una decisione nell’interesse nazionale” dichiara sprezzante Conte che conferma che al termine del vertice sulla Tav la quadra ancora non c’è.

“Il governo non cadrà” assicura però Conte. “Sul tavolo non pesano le posizioni pregiudiziali né della Lega né del Movimento 5 stelle. Io sono garante che sul tavolo non peseranno queste posizioni”. La verità è che l’alta velocità potrebbe far implodere quell’equilibrio precario tra Lega e M5s. Conte però cerca di minimizzare lo scontro fra grillini e leghisti sulla Tav e si ritaglia un ruolo di mediatore. “Rispetto le posizioni della Lega e del M5S – dice – ma sarò garante che queste posizioni pregiudiziali non pesino sul tavolo. Partiremo dall’analisi costi-benefici”. Ma sono solo i leghisti a riconoscere il ruolo del premier: “Stiamo lavorando per la soluzione migliore partendo da dati oggettivi. La soluzione è nelle mani del presidente conte, le posizioni di partenza sono note. Siamo fiduciosi che si risolverà tutto per il meglio”, dice il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari. Ma Stefano Buffagni, parlamentare del Movimento 5 Stelle e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri non è propenso a compressi. “Guardi io non mi occupo di trovare il compromesso. Detto ciò, se bisogna andare a casa perché noi non vogliamo buttare soldi per opere vecchie, io non vedo il problema”.

Mentre il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci ha annunciato di aver depositato una mozione di sfiducia contro il ministro Toninelli per la sua irresponsabile gestione della Tav, Zingaretti nel suo nuovo ruolo da segretario affonda proprio sulla Tav: “C’è un’arroganza in questa maggioranza parlamentare che per gestire il potere non vuole ammettere di non essere portatrice di una visione del futuro per l’Italia. Questo costo lo paghiamo tutti, perchè è il costo dell’incertezza che ci sta rendendo ridicoli e paghiamo un costo enorme come sistema Paese”. E in effetti è così rinviare vuol dire perdere molti soldi. Paolo Foietta, Commissario straordinario del Governo per l’asse ferroviario Torino-Lione fece i conti e calcolò che lo stallo sarebbe costato agli italiani 75 milioni al mese. Un prezzo che i gialloverdi sembrano disposti a pagare pur di rimanere a galla.

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