Il team che seguiva Giulio sta nascondendo qualcosa?

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Dopo 20 mesi abbiamo bisogno di sapere e l’università di Cambridge ha il dovere di collaborare

Ci sono ancora troppe ombre sulla morte di Giulio Regeni. Troppe ombre che l’Università di Cambridge, quella in cui studiava il giovane ricercatore barbaramente ucciso, non ha aiutato in alcune modo a schiarire. E così la procura di Roma vuole vederci chiaro. Per farlo chiede di interrogare Maha Mahfouz Abdel Raham, la tutor di Giulio Regeni. Lo scrive il quotidiano La Repubblica secondo cui i silenzi della docente hanno impedito fino ad oggi di capire la reale attività di ricerca del giovane italiano ucciso al Cairo e le circostanze della sua morte.

Il 9 ottobre scorso il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco hanno quindi trasmesso alla “United Kingdom Central Autorithy“, l’organo britannico giudiziario di collegamento con le magistrature dei paesi Ue, un ‘ordine europeo di investigazione’ con cui si chiede un interrogatorio formale della professoressa. Con questa “rogatoria rafforzata” – si spiega nella lunga inchiesta a firma Bonini e Foschini- si chiede anche l’acquisizione dei suoi tabulati telefonici, mobili e fissi, utilizzati tra il gennaio 2015 e il 28 febbraio 2016, per ricostruirne la sua rete di relazioni.

La rogatoria, per la prima volta, evidenzia con dettagli inediti l’ambiguità di Maha Mahfouz Abdel Rahman nella gestione del suo rapporto accademico con Giulio Regeni. Ambiguità che avevano portato lo stesso ragazzo ad esprimere preoccupazione in almeno due conversazioni via Skype con la madre Paola. Secondo il quotidiano, Regeni, infatti, non chiede alla docente la benedizione accademica delle proprie scelte. Piuttosto, le subisce. Anche l’insistenza della Maha sul tema della ricerca e la scelta di assegnargli come tutor al Cairo la professoressa Rabab el Mahdi dell’American University, che, afferma Repubblica, ha un profilo più simile a quello di una attivista che non a quello di un’accademica, è oggetto delle confidenze di Regeni con la madre e in una chat con un suo amico e collega.

La professoressa Rahman, sottolinea ancora Repubblica, non ha mai voluto affrontare quelli che i magistrati romani definiscono i “cinque punti su cui è di massimo interesse investigativo fare chiarezza“.

Chi ha scelto il tema specifico della ricerca di Giulio? Chi ha scelto la tutor che in Egitto avrebbe seguito Giulio durante la sua ricerca al Cairo? Chi ha scelto e con quale modalità di studio la “Ricerca partecipata”? Chi ha definito le domande da porre agli ambulanti intervistati da Giulio per la sua ricerca? Giulio ha consegnato alla professoressa Rahman l’esito della sua ricerca partecipata durante un incontro avvenuto al Cairo il 7 gennaio del 2016?

Oltre all’audizione della professoressa, la Procura di Roma ha chiesto nella rogatoria inviata all’autorità giudiziaria anche di identificare e ascoltare, alla presenza di inquirenti italiani, tutti gli studenti che l’Università, sotto il controllo della docente, ha inviato al Cairo tra il 2012 e il 2015. 

Dopo 20 mesi abbiamo bisogno di sapere e l’università di Cambridge ha il dovere di collaborare.

 

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