Il teatrino infinito di Lega e Cinque Stelle (e intanto Roma affonda)

Focus

Sulla Capitale uno scontro che si inserisce perfettamente nella sceneggiata di governo che leghisti e grillini hanno orchestrato nelle ultime settimane

Povera Roma, finita nella tenaglia della propaganda di chi vuole distruggerla e di chi lo sta già facendo. Questa volta il motivo della disputa elettorale tra Lega e Cinque Stelle è proprio il destino del debito della Capitale. Da una parte Virginia Raggi, Laura Castelli e i pentastellati che dicono che la fine della gestione commissariale dei debiti della Capitale porteranno contemporaneamente risorse per la città e risparmi per le casse dello Stato, dall’altra Matteo Salvini che apre un nuovo fronte, riscoprendo la sua vena nordista: “Non ci sono comuni belli e comuni brutti, o aiutiamo tutti o nessuno”.

Un livello del dibattito che definire superficiale è un eufemismo. Uno scontro che si inserisce perfettamente nella sceneggiata di governo che leghisti e grillini hanno orchestrato nelle ultime settimane, facendo finta di litigare su tutto per radicalizzare le rispettive posizioni e provare a fare bottino pieno alle elezioni europee.

Peccato che, al solito, gli strateghi politici 2.0 non tengano conto della realtà delle cose. E la realtà è drammatica, soprattutto per quel che riguarda Roma. Una città straziata da tre anni di “cura” a 5 Stelle, con una sindaca che ha ammesso di averne perso il controllo, un movimento ideologico che ne ha pregiudicato il futuro, facendole perdere ogni occasione di sviluppo che avrebbe potuto cogliere negli ultimi anni e facendola diventare un esperimento sociale di decrescita, degrado economico, morale, infrastrutturale e culturale. E con uno spregiudicato “venditore di fumo” (Salvini, per l’appunto) che sta utilizzando la rabbia e la disperazione dei romani per riconsegnare la città a chi (l’impresentabile destra cittadina) ne ha cominciato la distruzione, facendola diventare la culla del malaffare e degli scandali.

 

Cos’è il decreto Salva Roma

Il cosiddetto Salva Roma (che M5S chiama volutamente Salva Italia) non è altro che l’operazione annunciata sul debito storico di Roma dalla sindaca Virginia Raggi e dal viceministro dell’Economia Laura Castelli il 4 aprile scorso. Si tratta dell’intenzione di chiudere nel 2021 la struttura commissariale (definita dalla sindaca Virginia Raggi “una sorta di bad company”) dipendente da Palazzo Chigi che gestisce da anni tutti i debiti accumulati dalla Capitale fino al 2008, debiti arrivati al momento a quota 12 miliardi. Secondo il M5S questa azione non comporterebbe oneri maggiori per lo Stato e per gli italiani, anzi produrrebbe dei risparmi e risorse in più a disposizione, tanto che la Raggi lo ha ribattezzato il Salva Italia. Tuttavia la Lega dall’inizio ha mostrato forti dubbi sulla misura, arrivando a chiederne lo stralcio.

La norma è stata inserita nel decreto crescita e sulla sua permanenza è in atto uno scontro tra gli alleati di Governo. “Lo Stato si accolla una parte del debito finanziario e riduce i costi che dà alla gestione commissariale. E’ un’operazione win-win. I cittadini italiani non pagheranno l’operazione – le parole della Castelli durante l’annuncio – In caso contrario ci saremmo trovati nel 2022 con una crisi di liquidità fortissima che avrebbe soffocato la città”.

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