Tensione alle stelle nel Golfo di Oman, scambio di accuse tra Usa e Iran

Focus

Due petroliere in fiamme, Trump accusa Teheran, che replica: “Chi trarrà beneficio da questo incidente?”

Donald Trump che punta il dito contro l’Iran. Vladimir Putin che loda Teheran per il suo “contributo di pace”. Hassan Rohani che chiede a Mosca di rafforzare “il legame tra i nostri due Paesi”. Shinzo Abe che registra il sostanziale fallimento dei colloqui diplomatici con l’Iran.

Due petroliere in fiamme, decine di membri dell’equipaggio messi in salvo ed evacuati. Uno scenario che fa tremare il mondo, perché tutto questo è successo non in una regione qualsiasi, ma nel Golfo di Oman, dove i due tanker – uno norvegese e l’altro giapponese – sono stati obiettivo di un attacco di origine ancora ignota. La regione, vicino allo strategico Stretto di Hormuz attraverso cui transita un quinto del petrolio mondiale, è già al centro delle tensioni per la crisi fra Stati Uniti e Iran.

Guterres (Onu): “Dura condanna”

“Condanno ogni attacco contro navi civili”, ha detto il segretario Onu Antonio Guterres, affermando che il mondo non può permettersi un grande conflitto nel Golfo. L’episodio ha fatto schizzare in alto i prezzi del greggio. E giunge circa un mese dopo i sabotaggi a quattro navi, tre delle quali petroliere, al largo degli Emirati Arabi Uniti, incidente per il quale gli Usa avevano puntato il dito contro Teheran.

Gli Usa puntano il dito contro Teheran

E anche questa volta il segretario di Stato Mike Pompeo non ha alcun dubbio: l’Iran è responsabile dell’attacco. “Questo è solo l’ultimo di una serie di attacchi istigati dalla Repubblica islamica dell’Iran e dai suoi surrogati contro gli interessi statunitensi e degli alleati”, ha detto Pompeo.

L’accusa diretta di Pompeo è andata ovviamente ad alimentare ancora di più la tensione tra l’amministrazione Trump e i leader iraniani, già alta dall’inizio di maggio quando la Casa Bianca ha annunciato movimenti militari in risposta a ciò che i funzionari statunitensi considerano una maggiore minaccia da parte dell’Iran.

La reazione dell’Iran

 

E infatti la risposta di Teheran non si è fatta attendere: “Sembra che accusare l’Iran di coinvolgimento sia la cosa più facile che Pompeo e altri funzionari americani possano fare. Quali sono state le mani nascoste dietro l’indebolimento degli sforzi per risolvere la crisi, proprio mentre il premier giapponese Shinzo Abe stava parlando con la Guida, l’ayatollah Ali Khamenei, a Teheran? Chi ne trarrà più beneficio?”. E’ quello che si chiede Abbas Mousavi, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, che di fatto allude ributta la palla in campo americano. Il diplomatico ha quindi ribadito che Teheran è impegnata a garantire la sicurezza del traffico marittimo nello stretto di Hormuz. “Abbiamo dimostrato – ha detto – che possiamo condurre operazioni di salvataggio nel minor tempo possibile, come è avvenuto con le petroliere in fiamme”.

 

La Cina, dal canto suo, chiede moderazione a tutte le parti coinvolte dopo gli attacchi di ieri a due petroliere nello stretto di Hormutz. “Nessuno vuole vedere una guerra nel Golfo”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang. E da Berlino Ulrike Demmer, portavoce del governo, arriva una “dura condanna” ma anche l’invito a mettersi a lavorare “perché prevalga il dialogo”.

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