La clamorosa fake news su Amatrice, prova di razzismo

Focus

Se dal punto di vista della diffusione dell’odio in rete la strategia è chiara, si capisce molto meno la consecutio logica che lega i terremotati di Amatrice con i migranti in mare

Nei giorni scorsi Claudio Baglioni aveva parlato del nostro Paese come di un posto “incattivito e rancoroso” dove si guarda “con sospetto anche la nostra ombra”. Per queste parole è stato, ed è tuttora, sotto attacco. Sintomo che ciò che ha detto non è poi così distante dalla realtà dai fatti. Semmai ci fosse bisogno di qualche altra prova di quello che siamo diventati (o che ci hanno fatto diventare) basta guardare l’ultima fake news su Amatrice che sta girando sui social. Per portare acqua al mulino della propaganda non si ha vergogna nemmeno di strumentalizzare la tragedia di Amatrice per screditare i migranti che cercano una vita migliore in Italia.
Cosa è successo? Sui social negli ultimi giorni sono apparse delle foto che ritraggono delle tende innevate. Non è possibile sapere, almeno per il momento, da quale profilo sia partita quella immagine; ciò che si sa con certezza è che sono state condivise milioni di volte per denunciare la situazione svantaggiata dei terremotati Amatrice. Peccato che quella foto sia un campo profughi in Libano e che, quindi, non abbia nulla a che vedere con la cittadina laziale. Una delle prima a farlo notare è stata Arianna Ciccone, fondatrice e direttrice dell’International Journalism Festival di Perugia.
Di certo nei territori colpiti dal terremoto sta nevicando ed effettivamente la situazione nelle casette non è la più rosea, visto il clima e i disagi ( certo non ai livelli libanesi) ma perché c’è stata la necessità di utilizzare una foto palesemente falsa? Forse la realtà, postata da tanti utenti che nelle casette ci vivono davvero, non è abbastanza drammatica o forse era troppo dignitosa? Che tipo di persona è chi utilizza il dolore e la speranza per alimentare odio e rancore? Leggere i commenti sotto questo tipo di post che spaziano dall’immancabile “E allora il Pd?” a “…e i migranti al caldo pagati dagli italiani” ci dovrebbero far fermare a riflettere.

 Non è la prima volta che succede (probabilmente non sarà neanche l’ultima) e non è un caso che questo tipo di falsa notizia sia tornata alla ribalta proprio nei giorni del caso Sea Watch, momento politico critico per il ministro Salvini che ha dovuto abbassare la testa e accettare “ben 10 migranti” sul suolo italiano. Se dal punto di vista della diffusione dell’odio in rete la strategia è chiara, si capisce molto meno la consecutio logica che lega i terremotati di Amatrice con i migranti in mare. Davvero si può credere che aiutare ed integrare uomini e donne che fuggono, possa minare la ricostruzione di Amatrice o possa impedire ai terremotati di tornare a vivere nelle proprie case? C’è davvero chi crede che per stare bene, qualcun altro deve stare peggio?

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