Proviamo a dire qualcosa sul terremoto del 4 marzo

Focus

Ora nel Pd una discussione vera, ma la domanda è: quale governo?

Il voto del 4 marzo è un terremoto politico. In attesa di conoscere i numeri finali (che possono far cambiare qualche primo giudizio), i tratti salienti ci sembrano questi.

  1. Il Paese si è rivoltato: contro il governo, contro le élites, contro un po’ tutto. L‘umor nero degli italiani, a lungo covato, è finalmente esploso travolgendo tutto ciò che è apparso tradizionale, o di potere. E’ un fenomeno che ha caratteristiche mondiali. Siamo in una fase storica nella quale i popoli si sollevano, democraticamente, in modo più o meno forte, contro le forze di governo, specie le forze riformiste.
  2. In questo quadro, il Pd esce dal voto malconcio. E’ una botta molto molto dura, con tratti di ingenerosità – se nella storia può valere questa categoria – verso un partito e il suo leader che hanno sostenuto per 5 anni l’onere di portare il Paese fuori dalla crisi. Non sappiamo cosa succederà nel Pd: ma come minimo una discussione, non ristretta a un pugno di dirigenti, appare improcrastinabile. Una discussione vera.
  3.  Il M5s è il vincitore delle elezioni. Ha raccolto malcontento a sinistra e a destra. Ha saputo apparire come l’unica, e buona, novità. All’ingrosso, ha intercettato la protesta. Sulla proposta, è ancora buio: cosa farà, Di Maio? Con chi si alleeranno? Davvero andranno con una Lega ormai di estrema destra? O faranno i puri e duri fino alle prossime elezioni? Sta a loro rispondere, se sono capaci.
  4. Il centrodestra non ha più la leadership di Silvio Berlusconi – ormai prossimo alla sua fine politica – ma quella di Matteo Salvini. Si può dire che il centrodestra non c’è più: c’è la destra. Come è accaduto in Francia: fine del gollismo, c’è la Le Pen. E’ bene che il centrosinistra si attrezzi di fonte a questa novità che muta radicalmente la fisionomia di questa parte del sistema politico.
  5. A sinistra del Pd c’è semplicemente lo sfascio del progetto di LeU e l’emergere di pulsioni estremiste che andranno lette.

Ciascuno di questi punti, buttati giù a titolo personale come primissime linee di riflessione, costituisce un grande campo di discussione.

Le cose certa, in conclusione, è questa: è difficilissimo dare un governo all’Italia, soprattutto un governo democratico all’altezza dei problemi del Paese. Che Dio ce la mandi buona.

 

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