I sismologi: “Ecco le cause del terremoto”

Focus

E’ lo ‘stiramento’ dell’Appennino, ossia il processo di estensione da Est a Ovest, il meccanismo all’origine del terremoto

 

Il terremoto

Mercoledì 24 agosto alle 3:36 del mattino c’è stato un terremoto di magnitudo 6.0 della Scala Richter con epicentro nei pressi di Amatrice e Accumoli, due piccoli paesi (2.600 e 670 abitanti rispettivamente) nella provincia di Rieti. Il terremoto si è verificato ai piedi dei Monti della Laga che si si sviluppano per oltre 24 km tra gli altopiani di Amatrice (RI) e di Campotosto (AQ).

Lo sciame sismico

La mappa di scuotimento del terremoto più forte, calcolata con i dati delle reti accelerometriche dell’Ingv e del Dipartimento della Protezione Civile, indica uno scuotimento del terreno relativamente più alto nella zona Nord-Occidentale. I valori di picco piu’ alti registrati sono pari a circa il 45% di g alla stazione della Rete Accelerometrica Nazionale di Arquata del Tronto, a 11 km dall’epicentro.

Le decine di repliche del terremoto di magnitudo 6,0 che ha colpito Rieti sono sempre meno intense, ma per i sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’andamento della situazione e’ “imprevedibile”, al momento è cioè impossibile escludere scosse confrontabili a quella principale.

Le cause

E’ lo ‘stiramento’ dell’Appennino, ossia il processo di estensione da Est a Ovest, il meccanismo all’origine del terremoto di magnitudo 6 che ha colpito Rieti alle 3:36 di oggi e che ha finora provocato oltre 40 scosse in una zona di circa 30 chilometri compresa fra Lazio, Marche e Umbria. Lo indicano le prime analisi condotte dai sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). “Il tipo di movimento osservato dai dati sismici indica una faglia estensionale, simile a quella all’origine dei terremoti più recenti e vicini, ossia quello de L’Aquila del 2006 e quello di Colfiorito del 1997”, dichiara il sismologo Alessandro Amato, dell’Ingv. “Anche quei terremoti – ha aggiunto – erano stati superficiali, avvenuti come questo alla profondità compresa fra 8 e 10 chilometri, cosa che spiega i forti scuotimenti”.

“La zona della faglia attiva è di 25 chilometri e comprende aree delle province di Perugia, Rieti, Ascoli Piceno arrivando anche in Abruzzo”. Non e’ escluso che si possa attivare un’altra faglia – aggiunge Amato, rispondendo ad una domanda – ma al momento non si sta osservando”.

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