“Il terremoto non cancella la cultura”. Parla il rettore di Camerino

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Claudio Pettinari Rettore Universita Camerino_web

Dopo le recenti scosse, torna la paura nell’Italia centrale. Il rettore dell’Università di Camerino: “Il sisma ha distrutto edifici, ma non è riuscito a danneggiare l’enorme patrimonio culturale ed umano degli edifici del sapere”

Rettore Claudio Pettinari, cosa significa ogni giorno lavorare in emergenza con gli studenti?
Quotidianamente mi occupo e preoccupo di migliaia di studenti che devono poter frequentare i luoghi universitari in sicurezza e tranquillità. Con i nostri tecnici, monitoriamo in modo costante la situazione in tutti i nostri edifici che sono al di fuori della zona rossa, ossia tutto il centro storico della città di Camerino che non è accessibile.

Avete coniato l’hastag #ilfuturononcrolla. Segno della non rassegnazione?
Certo, il terremoto ha certamente distrutto edifici, ma non è riuscito a danneggiare l’enorme patrimonio culturale ed umano che si chiama Università. Come spesso abbiamo detto, gli ‘edifici del sapere’ sono una infrastruttura materiale e immateriale della ricerca. E hanno strutture che reggono a tutto.

Unicam poteva essere definita la rocca del sapere, e non solo simbolicamente: la sede centrale, l’amministrazione, le facoltà erano tutte nella città-castello di Camerino. E adesso? Gli studenti sono tornati? Come vi siete organizzati?
Subito dopo quei drammatici momenti, siamo stati capaci di percorrere straordinarie tappe per non fermarci ed anzi, rilanciare il nostro cammino. Sicuramente non ci siamo dimostrati ‘deboli’ o ‘rassegnati’. Gli studenti non ci hanno mai abbandonato, e lo dico con estremo orgoglio. Anzi, abbiamo anche registrato un aumento di nuovi iscritti rispetto allo scorso anno. Abbiamo lottato, ci siamo piegati e ci siamo rialzati, più forti e più consapevoli. Trascorsa una settimana dal sisma abbiamo svolto le lauree, poi gli esami di stato. Dopo tre settimane abbiamo ripreso le lezioni. Abbiamo attivato servizi di trasporto per collegare Camerino ai principali snodi della regione Marche. Abbiamo lavorato giorno e notte per ripristinare il ripristinabile. Ora il cuore dell’Ateneo è nel Campus universitario, dove c’erano già le residenze universitarie e dove è in costruzione lo studentato donatoci dalle Province di Trento e Bolzano.

Unicam è la più grande realtà economica del territorio. Quanto pesa dal punto di vista economico questo vivere “sotto attacco”?
Siamo fiduciosi e contiamo sul fatto che risulta ormai chiaro come il rilancio di questi territori non può che basarsi anche sullo sviluppo di politiche di rafforzamento di questo Ateneo e del suo ruolo di volano per la crescita. Noi stiamo cercando di dare il massimo e di fare quanto più ci è possibile per essere di beneficio all’economia del territorio, ma abbiamo bisogno del sostegno concreto delle istituzioni locali e nazionali.

Qual è il progetto che vorrebbe presto veder realizzato?
Il nostro progetto più grande, nato immediatamente dopo il sisma, riguarda l’attivazione di un nuovo polo internazionale per la ricerca e l’innovazione, il Research & Innovation Center, dove ricercatori di tutto il mondo possano crescere in un contesto di scambi culturali e di iniziative interdisciplinari. Il Polo dovrà occuparsi di soluzioni nel campo dei nuovi materiali, dell’agroalimentare, della salute e benessere, dell’edilizia sostenibile, dei beni culturali. Il Centro porrà anche l’attenzione sulle evoluzioni dello scenario mondiale nell’ambito delle smart cities.

La commissaria Paola De Micheli ha messo in guardia sul rischio spopolamento. C’è davvero il rischio che queste zone divengano “no man’s land”?
Il patrimonio ambientale, artistico-culturale, socio-economico ed umano dell’area appenninica è fondamentale non solo per le Marche, ma per il Paese intero. È necessario, quindi, che le aree interne della regione, colpite dal terribile sisma, ripartano prima possibile, è necessario che si passi dalla gestione dell’emergenza alla ricostruzione, migliorando le prospettive socio-economiche di queste aree e l’Università di Camerino si sta strenuamente impegnando per far sì che ciò avvenga.

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