Jihad, operazione antiterrorismo tra Roma e Latina con 5 arresti

Focus

Smantellata la rete di Anis Amri, il tunisino autore della strage al mercatino di Natale di Berlino, ucciso a Sesto San Giovanni il 23 dicembre del 2016.

Maxi operazione antiterrorismo questa mattina tra Lazio e Campania, con l’arresto di cinque persone nei confronti delle quali l’ipotesi di reato è di addestramento e attività con finalità di terrorismo internazionale e associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’operazione, denominata ‘Mosaico’ e coordinata dall’Ucigos e dalla Digos di Roma e Latina, ha smantellato una rete di persone riconducibili ad Anis Amri, il tunisino autore della strage al mercatino di Natale di Berlino, ucciso a Sesto San Giovanni il 23 dicembre del 2016.

 

Le persone arrestate sono il palestinese Abdel Salem Napulsi, già detenuto nel carcere di Rebibbia, e quattro tunisini residenti a Napoli e nel Casertano.
Oltre agli arresti, sono in corso una serie di perquisizioni nelle province di Latina, Roma, Caserta, Napoli, Matera e Viterbo.

Le indagini che hanno portato all’operazione sono partite all’indomani dell’attacco al mercatino di Berlino compiuto dal tunisino Anis Amri, che nel 2015 era stato ospitato ad Aprilia da un suo connazionale, che in seguito ha collaborato alle indagini consentendo così di ricostruire la rete italiana del terrorista.

Tra i contatti dell’attentatore di Berlino in Italia vi era un tunisino di 37 anni residente a Latina, frequentatore del locale centro di preghiera islamico e noto per le sue posizioni radicali, legato da consolidati rapporti di amicizia con il cittadino palestinese Napulsi Abdel Salem, destinatario di uno degli arresti eseguiti nel corso della maxi operazione di oggi delle Digos di Roma e Latina.

“I due si sono spesso lasciati andare a considerazioni incentrate su visioni radicali dell’Islam – fanno sapere le Digos di Roma e di Latina – connotate da una marcata ostilità per gli occidentali ed i relativi costumi utilizzando, tra le altre, espressioni del tipo ‘tagliare la gola e i genitali’ riferite agli ‘infedeli’”.

“Un mirato servizio di polizia giudiziaria ha consentito di rinvenire nell’abitazione romana di Napulsi, oltre che un consistente quantitativo di eroina per il quale è attualmente in carcere, un tablet la cui analisi ha evidenziato la sua attività di auto-addestramento – osserva la polizia – attraverso la visione compulsiva di video di propaganda riconducibili al terrorismo islamico ed altri riguardanti l’acquisto e l’uso di armi da fuoco, tra cui fucili e lanciarazzi”.

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