Cda Rai: ok al piano compensi star. Via il tetto dei 240 mila euro

Focus

Il piano prevede anche una riduzione dei compensi in misura almeno pari al 10%

Alla fine si potrà superare il limite dei 240 mila euro. A dirlo è la delibera sul Piano per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica approvato oggi dal cda Rai. Per ogni deroga al tetto dovrà essere fornita adeguata motivazione resa esplicita in fase contrattuale da parte degli organi responsabili.

Il piano prevede anche una riduzione dei compensi in misura almeno pari al 10% che andrà ad aumentare progressivamente con il salire degli importi. Secondo la nota diffusa dalla Rai i criteri del piano “hanno lo scopo di esplicitare, strutturare ulteriormente e migliorare le pratiche già in atto per un utilizzo sempre più attento delle risorse economiche”.

La possibilità di superare il limite dei 240 mila euro – soglia indicata anche per i contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica dall’art 9 della legge 198/26 ottobre 2016 – permette di fatto alla Rai di superare una delle limitazioni che più avevano fatto discutere negli ultimi mesi. “Il Piano – si legge ancora nella nota – nasce dalla necessità di tutelare il futuro aziendale. Nello stesso tempo l’obiettivo è quello di salvaguardare la necessità di stare sul mercato continuando a svolgere al meglio la missione di servizio pubblico”.

L’approvazione del Piano è stato oggetto di uno scambio polemico tra il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai, e il consigliere Rai Guelfo Guelfi. Il primo ha anticipato l’approvazione del piano con un post su Facebook: “Oggi 41 persone festeggiano. Si tratta di quei conduttori, giornalisti, registi e collaboratori della Rai il cui compenso supera il tetto da 240mila euro e ai quali il Cda e la presidenza del servizio pubblico, dopo anni di dibattiti e pareri, sembrano intenzionati ad applicare solo una riduzione del 10 per cento e non il limite così come previsto dalla legge votata dal Parlamento“.

Di tutt’altro avviso la posizione di Guelfi. “Noi non abbiamo disatteso la legge. – dice replicando all’esponente dem – Abbiamo seguito i dettami della legge e proceduto, dopo le prese di posizione dell’Avvocatura dello Stato e del Mise, a dar seguito a quelle indicazioni, con la misura della responsabilità, del dovere e del senso dell’azienda”.

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