Theresa May nella trappola Brexit

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Tutti contro l’accordo con Bruxelles. Si profila una devastante Brexit No Deal, un’uscita alla cieca dall’UE. Il nodo irrisolto dell’Irlanda del Nord

Sembrava facile, quasi come barrare la casella Leave anziché Remain sulla scheda elettorale, quella domenica 23 giugno 2016. E invece la Brexit -l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea – si sta dimostrando complicata, caotica e foriera di nuove tensioni.

Brexit, la questione irlandese

Mentre la Camera dei Comuni si prepara al terzo giorno consecutivo di dibattito (l’11 dicembre è previsto il voto finale dell’aula), Theresa May sembra messa all’angolo e il governo che guida non disporrebbe, a oggi, dei voti necessari per far approvare l’accordo con Bruxelles.

C’è, innanzitutto, il nodo dell’Irlanda del Nord. La cosiddetta backstop è di fatto una ‘rete di protezione’ – non a caso il termine è preso dal baseball, dove indica la barriera dietro il battitore che protegge dai ‘lanci pazzi’ – studiata per evitare che ci sia una frontiera fisica tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue.

Leggere sul parere legale, che il governo May ha dovuto rendere pubblico, che l’Irlanda del Nord resterebbe nel mercato comune europeo e nell’unione doganale e, quindi, di fatto non uscirebbe dall’Unione Europea, mentre il resto del Regno Unito sì, ha sollevato le proteste dei conservatori euroscettici, loro l’opportunità di attaccare di nuovo l’accordo con Bruxelles e di gridare alla minaccia per l’integrità della nazione.
May, ai microfoni della Bbc, consapevole del malumore che circola fra i deputati, ha lasciato intendere che la backstop è comunque una sorta di operazione temporanea e che potrebbe essere proprio la Camera dei Comuni a decidere se attivarla o no.

L’orizzonte devastante dell’uscita No deal

Il voto di martedì 11, però, sembra non lasciare spazio: se il governo non lo rinvierà, pare destinato a perdere e questo potrebbe provocare una crisi politica con tanto di dimissioni della primo ministro May.
Quello che si profila all’orizzonte, dunque, è una ‘Brexit no deal‘, cioè un divorzio dall’UE senza alcun accordo, e lo scenario potrebbe essere devastante, non solo per il Regno Unito.

Ne è consapevole il sindaco di Londra, Sadiq Khan, laburista e anti-brexiteer di primo piano, che ha chiesto alla premier tory di congelare per il momento l’iter (e la Corte europea di giustizia si è espresso a favore della possibilità per il Regno Unito di revocare unilateralmente la sua decisione di uscire dall’UE), qualora i Comuni dovessero bocciare l’accordo raggiunto con Bruxelles.
Il primo cittadino ha suggerito che sia studiata un’alternativa tra un’uscita alla cieca e l’accordo May, affinché si riesca a “risolvere questo caos” e si allontanino i timori di un crack dell’economia britannica. Secondo Khan, ci sono due possibilità: o le elezioni anticipate o un nuovo referendum.

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