Crollo Morandi, Toninelli: “Subite pressioni per non pubblicare atti”. L’opposizione chiede i nomi

Focus

L’informativa alla Camera del ministro Toninelli provoca la bagarre dopo l’asserzione del ministro. Renzi: “Gestiscono la tragedia come fossero al Bar dello Sport”

E’ la giornata dell’audizione alla Camera del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli sul crollo del ponte Morandi di Genova, che ha provocato 43 vittime. Ma le parole del ministro all’Aula, invece di chiarire i fatti e presentare un piano per la ricostruzione del ponte e la sistemazione degli sfollati, hanno suscitato esclusivamente polemiche.

Ricostruzione

Sulla ricostruzione il ministro ha ribadito quanto detto immediatamente dopo la tragedia: “Non sarà Autostrade per l’italia a ricostruire il ponte. La ricostruzione sarà affidata a un soggetto pubblico, ma a pagare i costi sarà la società concessionaria Aspi. Il governo è compatto nel ritenere che i lavori di ricostruzione del ponte non possano essere affidati ed eseguiti da chi giuridicamente aveva la responsabilità di non farlo crollare”.

Gli sfollati

Per quanto riguarda il capitolo sfollati, il ministro Toninelli ha annunciato che “tutte le persone sfollate riceveranno una sistemazione entro 3 mesi”. Il ministro ha spiegato che “il totale del numero dei nuclei sfollati è oggi di 255 famiglie, per un totale di 566 persone” e “gli alloggi pubblici messi a disposizione dei nuclei familiari sono ad oggi 170, di cui 88 alloggi sono stati già assegnati o opzionati”.

Concessioni

Ma è la frase sulle concessioni ad alzare un polverone. Dopo aver attaccato i governi precedenti, rei secondo Toninelli di aver favorito le concessionarie, il ministro ha aggiunto: “Nonostante le pressioni, interne ed esterne, che abbiamo subito, abbiamo messo a disposizione della collettività atti che tanti cittadini nel corso degli anni hanno richiesto all’Amministrazione, vedendosi sempre sbattere portoni in faccia”. A quel punto dai banchi delle opposizioni è partita la protesta.

Il primo a sollevare la questione è stato Maurizio Lupi: “Dica il ministro quali pressioni interne ed esterne ha ricevuto, faccia i nomi, anche perché potremmo essere in presenza di un reato. Chiedo che il ministro prima che inizi il dibattito faccia i nomi, se fosse vero sarebbe gravissimo, ma senza nomi e cognomi in questa Aula e non su Fb non si può procedere al dibattito”.

Alla richiesta di Lupi si è subito associato l’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, che si è ricolto a Fico: “Lei è tenuto ad inviare il verbale della seduta odierna alle autorità giudiziarie competenti, perché il ministro Toninelli, al quale esprimiamo la nostra solidarietà, ha il diritto di essere tutelalo e chiedo di trasmettere immediatamente gli atti alla magistratura”.

Anche Vittorio Sgarbi ha chiesto al ministro di fare chiarezza: “Dia i nomi di chi ha tentato di intimidirla, altrimenti è colluso”. Il presidente Fico più volte richiama i deputati all’ordine, chiedendo di andare avanti con il dibattito previsto da calendario sull’informativa, ma le opposizioni non ci stanno e non arretrano sulla richiesta di avere i nomi e di far intervenire la magistratura: “Toninelli usi la trasparenza rivendicata, ha detto cose gravissime di fronte al Parlamento, deve fare i nomi di chi ha fatto pressioni commettendo un reato. Io mi richiamo al suo obbligo”, aggiunge Sgarbi rivolgendosi a Fico, “a richiamare il ministro Toninelli di esser trasparente, deve dire con chiarezza cosa è accaduto”. Il presidente Fico ha spiegato che i verbali della Camera sono pubblici e possono essere consultati da chiunque: “Se ci saranno avvisi da parte della magistratura, li potrà richiedere tranquillamente”.

Ma dal ministro nessuna replica tanto che dopo le molte proteste, anche nei suoi riguardi, il Presidente della Camera ha precisato: “Il mio compito è che l’Aula sia al cento per cento trasparente. Per quel che riguarda il resto, ognuno si assume la propria responsabilità. La mia è di garantire il proseguimento del dibattito, il governo si assuma la sua. Vediamo se, magari in sede di replica, il ministro Toninelli si prenderà la responsabilità rispetto a ciò che ha detto, ma dobbiamo andare avanti. Il ministro è qui e si prende le sue responsabilità su tutto, non lo posso convincere a prendere la parola”.

Il Pd chiede a Toninelli chiarezza

Sui social molti deputati del Partito democratico hanno chiesto chiarezza al ministro. Matteo Renzi su Twitter attacca: ” “Il Ministro #Toninelli ha detto in Aula cose enormi. Cose di cui probabilmente non capisce fino in fondo il significato. Quella di Genova non è una #favoletta ma una #tragedia. E la gestiscono come fossero al Bar dello Sport #toninulla”.

La deputata dem Raffaella Paita si chiede perché non ha denunciato chi ha fatto pressioni, mentre Anna Ascani ricorda al ministro che “ha l’obbligo di andare in procura e denunciare”.

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