Torna Renzi e accelera, scelta del premier e elezioni presto

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Oggi l’Assemblea Nazionale dalle 10

La situazione italiana è su un crinale molto pericoloso, misto di debolezza della politica e grande ansia nella società: bisogna in un certo senso ricominciare a costruire un progetto all’altezza della situazione. Per questo occorre che il popolo decida, con nuove elezioni, quale sia il progetto migliore. Quello del Pd sarà in campo: è in questo quadro che Matteo Renzi torna a candidarsi per la guida del Paese.

Da Pontassieve, dove Renzi si è rintanato in questi giorni, continua a filtrare pochissimo. Ma siamo in grado di anticipare che oggi alla Assemblea Nazionale del Pd (a Roma, hotel Ergife, dalle 10, diretta streaming su Unità.tv), Renzi in estrema sintesi proporrà questa analisi e questa semplice road map: primarie del centrosinistra e poi elezioni politiche. Il tutto in primavera. E preceduto, per quello che riguarda il Pd, da un’ampia discussione a tutti i livelli, con lui stesso segretario: il Congresso che dovrà confermarlo o sostituirlo si terrà dopo le elezioni. Non è ad un resa dei conti interna che Renzi punta quanto a una “sfida finale” con un Movimento Cinque Stelle sfibrato dalla vicenda romana e una destra contraddittoria ma egemonizzata dal populismo della Lega.

Il clima della riunione sarà inevitabilmente segnato dalla contrapposizione fra Renzi e la minoranza, a sua volta alle prese con un’indicazione chiara sul da farsi (prima voleva il Congresso subito, poi ha cambiato posizione, oggi ha lanciato Speranza come avversario dell’attuale segretario ma non come unico nome): ed è possibile che anche altre aree del partito spingano per un Congresso subito.

Ma in realtà il punto vero di dissenso con Renzi è la data delle elezioni. Non è detto, anzi, che esponenti di correnti diverse come AreaDem o Giovani Turchi non si spendano per un proseguimento della legislatura a dopo l’estate con un governo Gentiloni che vede ammonticchiarsi sul suo tavolo sempre nuovi dossier.

Senza contare che i bersaniani non solo insisteranno per il Congresso in vista del quale Renzi dovrebbe dimettersi ma premeranno perché si celebri il referendum della Cgil sul Jobs act, secondo round della partita tesa a demolire le politiche del governo Renzi.

Dal segretario del Pd si attendono naturalmente la lettura sulla grande sconfitta del 4 dicembre – e l’autocritica Renzi l’ha fatta sin dalla sera del referendum – e forse anche indicazioni sulla vita interna di un partito che sotto molti aspetti ha bisogno di nuove cure.

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