Quei “liberali” di Toti e Quagliariello che vogliono stare con Salvini

Focus

E se il “Superbone” della Lega iniziasse a deludere?

Liberali che si definiscono conservatori, come Quagliariello che ha numeri e ascendenze di qualità ed origini libertarie, riformisti “liberal popolari e nazionali” come si augura Toti, riformisti e conservatori, sigle divertenti che racchiudono tutto ed il contrario di tutto, pur marcando le loro differenze, vogliono stare con Salvini e la Meloni. Un fanfarone popul qualunquista senza basi economico-statistiche che guarda estatico una possibile cubista al mare e ringrazia Maria Vergine in Parlamento: siamo veramente caduti in basso! Una nipotina post missina – che però conserva la fiamma del “Mussolini sei immortale” – del repubblichino Almirante sostenuta da un post-fascista missino ultrasettantenne come La Russa figlio generazionale dello stesso repubblichino. Per fortuna i presunti centristi ex DC dicono al Cavaliere di abbandonare Salvini, ma l’interessato non sembra d’accordo e lo rincorre per un nuovo centro destra, in sostanza solo destra con venature populiste “sovietiste”: e così facendo dà al bauscia una mano sull’approvazione del decreto-bis sicurezza. Mentre la povera Bernini parla di distacco abissale da questo governo, e per testimoniarlo Forza Italia ha deciso di rimanere in aula! Ieri la temperatura a Roma oscillava fra i 22 e i 33 gradi: non parlerei di colpo di sole ma di manfrina speranzosa nella benevolenza futura del “mariano” Salvini. Che quest’ultimo stia precipitando in un buco nero, che per le leggi che lo governano ne assorbirà i contenuti deteriori senza possibilità di far sfuggire nulla verso lo spazio esterno, è nel tempo plausibile. Fra tagli di spesa, regole europee e costituzionali da dover seguire il Superbone milanese difficilmente realizzerà, per fortuna del nostro paese, le promesse elettorali incautamente fatte e che ci porterebbero contro l’Europa e ad essere aggrediti dai cosiddetti mercati. Quindi l’individuo ogni giorno anticipa come vittoria del suo governo cose scontate come quella di ieri o come quella di domani, la Tav. Pertanto si barcamena tra i Cinque Stelle di oggi e la possibile alleanza futura con la Meloni ed i resti di Forza Italia. Ma teme la caduta del governo perché se Mattarella trovasse, come costituzionalmente deve fare, un nome di caratura internazionale per un altro governo, onde evitare la fine della legislatura, fatto da un arco politico europeista, per Salvini potrebbe essere l’inizio di un declino numerico parlamentare indesiderato. Del resto, le elezioni, al di là della giusta analisi di Polito, non le vogliono deputati e senatori che si confronteranno anche con il rischio del dimezzamento, non le vogliono i Cinque Stelle perché potrebbero perdere il 50% dei consensi attuali in parlamento, non convengono a noi, lo ripeterò fino alla noia, perché se dovesse vincere l’accozzaglia salviniana per il Paese sarebbe a breve termine una tragedia in quanto il salvinismo melonista antieuropeo ci isolerebbe dalla nostra storia. Quindi il problema per noi siamo noi stessi, con i nostri litigi, le nostre esternazioni evitabili, territorialmente attraversati da crisi di qualità, con rappresentanze televisive spesso da evitare. A questo aggiungiamo che Zingaretti ha due ruoli fondamentali: uno istituzionale, Presidente di una regione strategica che include la capitale d’Italia, l’altro politico, e quindi con contenuti di aggressività per dimostrare l’inefficacia e l’inefficienza di questo governo che cercando di dare risposte di destra, di centro ed in alcuni casi di sinistra, o presunta tale, genera il caos, contemporaneamente confusione gestionale e vuoto culturale politico. Compito pesante che avrebbe bisogno, in entrambi gli incarichi, di vicari preparati, con appeal mediatico e che diano gli ordini quotidiani. Avremo così un leader che dà indirizzi, ne controlla la trasformazione in fatti e provvede ad una pianificazione strategica per il Paese e per il partito. In modo da essere considerato un riferimento, piaccia o no questa parola, ideologico dai media, e quindi da una parte di elettorato dei Cinque Stelle e dall’astensione, nel rispetto del suo duplice ruolo. D’altronde rappresentare lotta e governo insieme è una frase berlingueriana ma esprime la storia della sinistra italiana nel suo complesso. Auguri a tutti noi!

 

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