Presidenze, trattative ancora in alto mare. Tensione nel M5s

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I Cinquestelle temono la trappola proprio da parte di chi sarà anche l’interlocutore per il futuro governo

Le trattative per individuare le figure che dovranno occupare gli scranni più alti dei due rami del Parlamento sono ancora in alto mare. La giornata di ieri, dopo vari cambi di rotta, si era conclusa con l’invito del centrodestra ad aprire un tavolo comune con tutti i partiti. Il Pd aveva respinto l’offerta, a meno che non si decidesse di ripartire da zero (qui abbiamo riassunto dove eravamo rimasti).

Oggi però ci sono state altre riunioni e altre ce ne saranno prima di questa sera. Proviamo a mettere in ordine le notizie uscite finora e a fare chiarezza.

Il centrodestra punta di nuovo su Paolo Romani

I tre leader del centrodestra hanno avuto un secondo incontro oggi dove hanno confermato di voler puntare sulla candidatura di Paolo Romani a Palazzo Madama. Scelta che ha costretto il Movimento 5 stelle ha ribadire il suo no. Il nome di Romani rimane irricevibile. Per questo Luigi Di Maio ha detto di volere aprire ad «un nuovo incontro tra i capigruppo di tutte le forze politiche per ristabilire un dialogo proficuo al fine di un corretto processo per l’individuazione delle figure di garanzia per le presidenze delle Camere». A meno di 24 ore della prima seduta del nuovo Parlamento, dunque, la situazione pare ancora in alto mare: il Movimento 5 stelle sembra assumere sempre di più un ruolo marginale, mentre l’intraprendenza del centrodestra lascia intravedere una strategia che ai più non del tutto chiara, e probabilmente non lo è anche per gli stessi estensori.

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Il nervosismo di Di Maio

Stando a quanto trapela dagli ambienti penstellati, l’aria che si respira davanti alla prima prova da partito “adulto” è un diffusa diffidenza. Tra i Cinquestelle c’è chi teme la trappola da parte di chi sarà anche l’interlocutore per il futuro governo. Se il M5s dovesse esser ‘fatto fuori’ dalla partita – trapela dai vertici M5s – allora «sarà guerra». Un nervosismo che traspare anche dalle scelte fatte in ambito organizzativo. La prima assemblea congiunta, convocata per oggi alle 13 a Montecitorio, è stata rinviata a stasera o a domani mattina, prima dell’inizio delle votazioni per i presidenti delle Camere. Il rinvio, si apprende, sarebbe legato proprio alla “delicatezza” delle trattative sui nomi dei presidenti delle Assemblee.

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Da Pd ok a confronto, ma a patto che si riparta da zero

Il Pd, dal canto suo, non si tira indietro. Il confronto è una strada doverosa ma, chiariscono i dem, solo a due condizioni: che siano rappresentate tutte le forze politiche e non ci siano soluzioni precostituite. «Se si riparte da zero andiamo volentieri. Ma se hanno già deciso che una Camera va ai 5 stelle e l’altra al Centrodestra non chiedano a noi di fare l’arbitro», spiega Ettore Rosato. Per capire come si muoverà il Pd nelle prime due votazioni, bisognerà almeno aspettare l’assemblea congiunta di deputati e senatori di oggi pomeriggio.

 

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