Tregua armata sullo Sblocca-cantieri. Ma sul resto?

Focus

Una “lunga e cordiale” telefonata tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio c’è stata in mattinata

Che ci sia una tregua a parole è assodato. A sancire la pax momentanea tra M5s e Lega c’è il resoconto confermato da fonti di entrambi i partiti sul colloquio telefonico tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio avvenuto in mattinata. E  pare esserci un accordo sul decreto Sblocca-cantieri, si apprende da fonti di Governo.

Ma probabilmente non basterà solo una “lunga e cordiale” telefonata per mettere fine ad un anno di litigi tra i due vicepremier e relativi partiti. Quello di Conte è un governo-Vietnam in cui, purtroppo, a rimanere sul campo c’è la credibilità dell’Italia.

Pare che ci sia un’intesa sul famoso decreto Sblocca-cantieri: ma mentre fonti della Lega sostengono che lo stop al Codice degli appalti per due anni resterà, altre fonti (M5S) fanno sapere: “Nessuna sospensione”. Si media ancora.

L’ultimatum con cui il premier Conte ha chiesto a Di Maio e soprattutto Salvini, di chiudere la fase di campagna elettorale per le elezioni europee e dedicarsi al programma di governo, sancito dal famoso “contratto”, ha prodotto forse la tregua tanto desiderata. Ma la domanda vera è: fino a quando durerà?

Al di là delle parole di rito, tutti sanno che il vero banco di prova sulla tenuta dell’esecutivo saranno i prossimi appuntamenti. A partire dalla giornata di mercoledì 5 giugno. Oltre alla replica attesa di Bruxelles alla lettera inviata dal ministro Tria,  sarà il giorno di due provvedimenti su cui lo scontro non è mai venuto meno: il decreto Sblocca cantieri e il decreto crescita.

Ma torniamo al codice degli appalti su cui si sta consumando un serrato confronto politico (testimoniato dallo slittamento dell’esame dell’aula a domani). L’emendamento leghista sulla sospensione biennale del codice degli appalti non piaceva proprio ai pentastellati.

“L’emendamento presentato dalla Lega sullo Sblocca cantieri, che sospende per due anni il codice degli appalti, è un pretesto per creare caos e far cadere il governo. Quell’emendamento è una follia e una stupidaggine: non sta in piedi è contestato da tutti”, aveva detto chiaramente il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli.

Tanto che lo stesso Conte in mattinata aveva (di nuovo) lanciato “un appello agli amici della Lega” chiedendo una tregua. Il decreto, che contiene anche le norme sul terremoto di Catania e per l’accelerazione della ricostruzione in Centro Italia, scade il 17 giugno e deve ancora passare alla Camera: “Il tempo è poco, mi raccomando. Il superemendamento che rimette in discussione tutto un impianto cui abbiamo lavorato per mesi raccogliendo tutte le istanze degli operatori e stake-holder rischia di creare un caos”.

Un richiamo che sembra aver smosso le acque visto che Matteo Salvini dopo aver detto in mattinata “se tra 15 giorni ci ritroviamo con gli stessi ritardi, rinvii, allora è un problema” ha poi mostrato maggiore ottimismo. “Entro oggi pomeriggio – ha detto il ministro dell’Interno – c’è l’accordo, in Italia si torna a lavorare, a scavare”.

Adesso vedremo se effettivamente l’intesa è stata raggiunta.

Non meno a rischio il passaggio sul decreto Crescita. Il muro eretto dalla Lega ha fatto uscire dal testo approvato dal consiglio dei ministri il cosiddetto “Salva Roma”. E proprio tra le pieghe del provvedimento potrebbe nascondersi la “tagliola” per l’esecutivo gialloverde. 

Intanto su Facebook il leader M5S, Luigi Di Maio, ribadisce che di non aver “nessuna intenzione di tornare indietro”, di “riconsegnare il paese nelle mani” di chi “fa il tifo per rivedere Pd e Forza Italia”.

 

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli