Ben svegliato Corriere della Sera, organo del “terzo partito”

Focus

Il giornale di via Solferino interpreta i timori di Tria-Moavero e in generale dell’establishment economico del Paese. E si arriverà allo scontro con i gialloverdi

Il “terzo partito” della coalizione ha un organo: il Corriere della Sera. Per l’importanza che ha in sé il quotidiano di via Solferino e per il rilievo dei mondi che rappresenta, il fatto non deve passare inosservato: malgrado tutti i cambiamenti questo “termometro della borghesia” resta un riferimento importante per orientarsi nella vicenda politica del Paese.

Il Corriere pare in queste ultime settimane l’espressione giornalistica del “partito” dei Tria e dei Moavero, il partito che qualche anno fa si sarebbe detto dei responsabili, intriso di cultura della mediazione e soprattutto del realismo e del rispetto delle compatibilità finanziarie: tutti ingredienti – va da sé – incompatibili con  l’acido minestrone gialloverde. Se quest’ultima considerazione è giusta, alle viste potrebbe esserci non tanto il big crash fra grillini e leghisti, ma fra grilloleghisti e “terzo partito” (che peraltro ha ottimi rapporti con l’establishment che conta e con i massimi vertici istituzionali). E’ dunque nel nome dell’equilibrio economico e della moderazione politica, con attenzione in questo senso alla politica estera guidata da Moavero, che l’opposizione di governo deve stare attenta a questi indizi estivi, senza lasciarsi accecare dai lampi sovranisti, razzisti e demagogici dei due vicepremier: rintuzzandoli ogni volta, si capisce, ma tenendo presente che il quadro è in movimento.

I fatti d’altra parte si stanno incaricando di confermare le paure che il direttore del Corriere, Luciano Fontana, aveva messo su carta il 29 luglio: “Il grido d’allarme è rivolto soprattutto a Matteo Salvini, detentore di un largo consenso nel mondo produttivo. Fino a quando asseconderà l’alleato di governo? E come farà a non ascoltare i suoi governatori e perfino il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti convinto che in autunno ‘sui mercati saremo bombardati’? Sono passati poco più di due mesi di vita del nuovo governo ma sono già esplosi i contrasti tra i due mondi rappresentati da Cinque Stelle e Lega. È necessario un chiarimento rapido prima che sia troppo tardi”.

E non passa giorno senza che il giornale di via Solferino non dedichi attenzione alle nubi che vanno affastellandosi nel cielo dell’economia italiana: come se tutto un certo mondo produttivo che magari aveva voltato le spalle al centrosinistra stesse riflettendo se non si stia cadendo dalla padella nella brace. E’ l’identico interrogativo che serpeggia in certi settori del nord-est. Può diventare un elemento di riflessione anche nel Mezzogiorno già così in fretta dimenticato dai governanti. Il Corriere – dopo la sua specifica luna di miele con questo governo – comincia a farsi sentire. Meglio tardi che mai.

E’ facile immaginare che in autunno il governo Conte-Salvini-Di Maio resti imbrigliato nelle sue stesse macchinazioni e nelle fantasmagoriche promesse di campagna elettorale, e che appunto la dura realtà dei conti, dentro un quadro generale appesantito anche e soprattutto a causa dei dazi del presidente americano, s’incaricherà di evidenziare la criticità della situazione. La “scusa” è già pronta: tutta colpa della cattiveria dei mercati, dell’Europa, magari di Renzi… Tutte balle. Lo scontro sarà fra Tria e il “terzo partito” da una parte e dall’altra i gialloverdi, con il più classico ricorso alla politica del rinvio delle scelte (d’altro canto, si guardi all’Ilva o alla Tav…) oppure, peggio, con M5s e Lega che vorranno spendere in deficit per coprire le magagne.

Ma su questo hanno ragione Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli, sempre sul Corriere: “Un aumento del deficit, se tutto va bene, aumenta il livello del Pil, ma non il suo tasso di crescita, mentre aumenta il tasso di crescita del  debito in modo sostenuto (…) In generale, non conosciamo Paesi che siano riusciti a ridurre il rapporto tra debito e Pil aumentando il livello del deficit”. Ecco perché di flat tax e reddito di cittadinanza i due vice parlano solo nei comizi e davanti ai microfoni.

A due mesi esatti dalla nascita del governo i fatti sono pochini, per non dire nulli, perché questi non hanno in testa un progetto-Paese, un disegno di politica economica. E l’Italia rumoreggia. C’è poco da dire: sull’economia stanno già andando a sbattere contro un muro che si chiama realtà.

 

 

Vedi anche

Altri articoli