Trump mantiene le promesse sul clima, ma l’America rischia l’isolamento

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La guerra al clima dell’amministrazione americana è parte della ricetta economica del nuovo presidente, ma è una scommessa rischiosa e spregiudicata

“America First” era uno slogan e adesso sta diventando pratica. Per quanto criticabile per la sua condotta sconclusionata e imprevedibile, Trump sta mantenendo quella semplice promessa fatta ai propri elettori: mettere l’America prima di tutto. Anche se questo vuol dire porre a repentaglio rapporti diplomatici consolidati (vedi la tensione con la Germania) o vanificare il lavoro svolto a livello internazionale dalle precedenti amministrazioni.

Il caso è quello dell’adesione all’Accordo di Parigi sul clima.  In un tweet il presidente americano ha scritto che a breve annuncerà la sua decisione. Nel frattempo sui giornali circolano le prime indiscrezioni sull’imminente strappo. Anche se non c’è nulla di certo, quello che sembra inevitabile è che Trump vuole avere le mani libere e dunque lasciar perdere l’ambiziosa intesa ratificata da Obama. Quello che ci resta da sapere è come.

Che cos’è l’accordo di Parigi sul Clima?

Il 12 dicembre 2015 i 196 paesi partecipanti alla Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici  hanno concordato all’unanimità un patto globale per ridurre le emissioni come parte del metodo per la riduzione dei gas serra. Nel documento i membri si impegnano a ridurre la loro produzione di ossido di carbonio “il più presto possibile” e di fare il massimo possibile per mantenere il riscaldamento globale “ben al di sotto di 2 °C” in più rispetto ai livelli pre-industriali. Ovviamente l’accordo coinvolge un vasto numero di paesi, ma sono state le firme del presidente Usa Barack Obama e del presidente cinese Xi Jinping a dare un valore determinante all’intesa visto che il loro impegno rappresentava quello dei due paesi che più inquinano al mondo.

 

Cosa ha deciso Trump

Non sappiamo quale sia la strada scelta dalla Casa Bianca per abbandonare l’accordo. Secondo il sito Axios, che è stato il primo a confermare quella che era già nell’aria da tempo, ci sono due possibilità all’orizzonte. Un po’ come con la Brexit, c’è un modo hard per arrivare allo strappo e c’è un modo soft. Il più brutale è quello di  far uscire gli Usa dal trattato che sorregge l’accordo di Parigi. Ciò permetterebbe a Trump di chiudere la questione nel giro di un anno, ma porterebbe gli Stati Uniti fuori da tutti gli accordi globali sul clima. Il più “moderato”, invece, riguarda la possibilità di un’uscita regolata dai termini stessi dell’accordo, secondo il quale i paesi firmatari non possono inviare la loro richiesta di abbandono dell’intesa prima di tre anni, a partire dall’entrata in vigore, avvenuta il 4 novembre 2016. Ciò significa che ci vorrà del tempo prima che l’addio sia definitivo e non è detto che Trump non cambi idea o che, visti i tempi bui della Casa Bianca per il Russiagate, non sia il Congresso a cambiare Trump.

 

Le conseguenze delle scelte di Trump

Ci sono due modi di leggere l’eventuale strappo sul clima. Il primo riguarda l’aspetto politico: per quanto la notizia sullo stralcio sorprenda e conquisti la prima pagina, la verità è che Trump sta mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale e ciò non può che giocare a suo favore, specialmente in un periodo così difficile per la sua amministrazione continuamente nell’occhio del ciclone per il Russiagate. Il secondo aspetto riguarda l’economia: a marzo il presidente americano ha firmato il decreto che avviava la revisione delle norme per la lotta ai cambiamenti climatici volute da Obama con l’obiettivo dichiarato di “mettere fine alla guerra al carbone“. Un’azione che lasciava intravedere le scelte di questi giorni visto che senza il Clean Power Plan del suo predecessore (che, in particolare, imponeva di ridurre le emissioni di Co2 delle centrali elettriche del 32% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005), sarebbe stato difficile se non impossibile rispettare gli impegni presi a Parigi. In questo modo Trump spera, aggiungendo un mix di protezionismo aggressivo, di liberare l’economia americana dai vincoli interni ed esterni e così farla decollare. Per ora però, l’unica conseguenza visibile è il progressivo isolamento in cui gli Usa si stanno chiudendo.


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