Trump gioca ancora la carta della rabbia

Focus

La campagna per il voto del 2020 raccontata dal Time: il presidente uscente punterà tutto sulla ri-mobiltazione della sua base. Ma basterà?

Fin dal suo avvento sul palcoscenico della politica Donald Trump ha rappresentato qualcosa di totalmente nuovo, un fenomeno che non si era mai visto prima, tanto da raccogliere scetticismo da parte del suo stesso partito. Una originalità che pare non sia stata scalfita da due anni e mezzo alla Casa Bianca se, come fa sapere il Time che gli ha dedicato l’ultima copertina – la ventinovesima, un piccolo record – la campagna che il presidente tycoon e il suo staff stanno mettendo a punto per il 2020 punterà tutto, ancora una volta, sull’aggressività e sulla polarizzazione estrema (cosa che mai nessun presidente in carica ha fatto prima).

 

In realtà, a leggere per intero il reportage del Time dallo studio ovale – dove Trump ha incontrato un gruppo di giornalisti del settimanale liberal – ciò che emerge è che scommettere sull’impronta, sull’improvvisazione e sull’istinto, più che una scelta, sia per lo staff un vero e proprio obbligo, visto che l’attuale inquilino della casa Bianca continua a essere refrattario a ogni consiglio o imbrigliamento.
“Lui è il vero campaign manager, il vero responsabile dei finanziamenti, il vero direttore di tutto”, spiega con rara efficacia Brad Parscale, il 43enne già direttore della campagna digitale nel 2016, messo da Trump a capo della campagna per il 2020.

L’algortimo del consenso

Ecco quindi il sistema, del tutto originale, messo a punto da Parscale per sfruttare il particolare fiuto per la pancia dell’elettorato che contraddistingue il presidente in carica: Trump fa un’affermazione controversa – spesso carica di rabbia – diciamo a un comizio. La cosa accende sul tema specifico le conversazioni online e le ricerche sul web. A quel punto un algoritmo parte con l’acquisto automatico di grosse quantità di annunci digitali sull’argomento, che infiammeranno i sostenitori e li invoglieranno a mandare messaggi, condividere sondaggi e acquistare gadget, fornendo allo staff uno straordinario strumento di raccolta massiva di dati, tra l’altro già belli e impacchettati per tipologia di interesse e provenienza.

Una tecnica che sicuramente lo staff avrà sperimentato anche il 19 giugno a Orlando, in Florida, dove Trump ha lanciato la campagna per la rielezione rilanciando tutti i temi a lui più cari, dal giro di vite sull’immigrazione alla ‘caccia alle streghe’ contro la sua amministrazione, non a caso sotto lo slogan ‘Keep America Great’, dopo il ‘Make America Great Again’ del 2016.

La scommessa: puntare tutto sui ‘suoi’

Insomma, racconta il Time, con Trump per la prima volta un presidente uscente punterà tutto ri-mobilitazione della sua base, anziché provare ad allargare il campo come hanno fatto un po’ tutti, da George W. Bush che scommise sull’America più sicura dopo l’11 settembre, a Obama che ricordò agli elettori che Osama Bin Laden era morto e la General Motors era viva.

Messaggi che ancora una volta tenderanno a spaccare l’America, dunque, il tutto con uno stile del tutto simile a quello di tre anni fa, quando a premiare il tycoon fu la sua ‘crociata’ contro il sistema. E poco importa se il sistema, oggi, è lui. Il gioco sarà ancora una volta trovare il nemico di turno (una specialità della casa), dai messicani alla sempreverde Hillary Clinton.

I sondaggi dicono però…

Uno sforzo per il quale il presidente in carica si prepara a spendere 1 miliardo di dollari, fa sapere il Time, ma che per ora, almeno stando ai sondaggi (che anche negli States vanno presi con le molle) vede il presidente uscente arrancare rispetto ad almeno 5 dei 23 candidati alle primarie democratiche, che si terranno da febbraio a luglio 2020.

Se si votasse oggi, infatti, Joe Biden prevarrebbe su Trump di circa 13 punti, ma anche Bernie Sanders, Kamala Harris, Elizabeth Warren e Pete Buttigieg prevarrebbero.

Insomma, è la domanda di fondo, la potenza di fuoco messa in campo da Trump per il 2020 basterà a colmare il gap con gli avversari? Per Lorenzo Pregliasco di YouTrend: “Manca ancora molto, ma la possibilità di una riconferma di Trump non va esclusa”.

“È vero che i sondaggi sul suo operato non sono positivi – ragiona Pregliasco -, ma con Trump si gioca un campionato diverso, con regole tutte sue. In questa ‘partisan era’ la mobilitazione può contare più della appetibilità trasversale su cui un tempo invece i presidenti uscenti fondavano la campagna per la rielezione”.

Per il Time, lo stile che Trump sta impostando per tentare la rielezione trasformerà il voto americano in un test sul potere della rabbia. Un avvertimento che suona sinistro non solo per gli Stati Uniti, ma anche per quanti, aldilà e al di qua dell’oceano, potrebbero da questa partita trovare slancio.

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